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| 162 | ARS ET LABOR |
nel campo della ricerca rigidamente obbiettiva e che si possa spiegare secondo le leggi conosciute, la verità delle quali non è stata smentita da nessun fatto.
Esaminiamo il fenomeno dell’apparizione di immagini che furono fotografate. Ognuno sa che l’immagine virtuale non esiste, non è che un fantasma prodotto dai fenomeni della rifrazione e riflessione della luce per le quali il nostro occhio vede una immagine che non esiste. L’immagine degli specchi piani non esiste in realtà che fino a quando c’è lo specchio o il corpo che produce l’immagine, e questa immagine non si può fotografare che fotografando lo specchio. Ora nel fenomeno medianico sono solo possibili due spiegazioni dello stesso, ammettendo che l’immagine sia reale, perchè altrimenti dovrebbe essere possibile fotografare l’immagine virtuale dello specchio senza quest’ultimo, o fotografare le immagini che si vedono con il microscopio od il telescopio — avvertiamo che queste immagini diventano reali, quando con un prisma si fissa l’immagine virtuale. — Dunque bisogna supporre nel medium la facoltà di formare un mezzo, per quanto tenue ma materiale, su cui proiettare l’immagine interna del medium: due operazioni contemporanee.
Non vi è forza senza materia e reciprocamente, e la materia è divisibile fino all’atomo. Non può dunque ripugnare alla scienza l’ipotesi di lavoro del medium, che contemporaneamente o in un intervallo di tempo breve, costruisca con la materia propria o presa comunque all’infuori della propria persona un mezzo materiale su cui proiettare la immagine interiore.
Abbiamo spiegato prima questo fenomeno perchè più semplice, quantunque appaia più complesso di quello delle impronte. La impronta esige una materializzazione più vasta, più concreta per così dire, perchè se non ripugna alla scienza l’ipotesi che un medium possa materiare una superficie sul quale proiettare una immagine interiore o subiettiva, diventa molto più difficile, quantunque nello stesso ordine di teoriche, materiare a distanza tanta materia quanta ne occorre per fare impronte sulla cera o sulla creta. Oppure è poco spiegabile come l’impronta possa seguire per un movimento molecolare che disponga la creta e la cera in modo da dare l’immagine negativa di una mano o di un altro corpo. E ciò perchè l’energia di un medio solo è limitata, anche se vuolsi considerare l’ipotesi che il medio si serva delle energie delle persone che assistono alle esperienze. Ad un dato effetto utile corrisponde sempre un proporzionale dispendio di forze: nel nostro caso il dispendio è sempre lo stesso, sia che le energie della impronta siano prodotte dal medium solo, sia che questi spenda le proprie forze per eccitare le altrui.
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I fenomeni medianici propriamente detti non sono distinti in modo assoluto da quelli spiritici, perchè più i primi si complicano e più si avvicinano ai secondi: una linea di separazione quindi non esiste. Ma tutti i fenomeni si possono spiegare razionalmente senza ricorrere allo spiritismo inteso nel senso di sopravvivenza dell’anima. E prenderemo ad esaminare il caso accaduto al signor Giuseppe Massaro di Palermo nella seduta del 26 novembre scorso durante le esperienze fatte alla Società di studi psichici di Milano con la Palladino per medium e citato nel libro del Jacchini.
“Questo signor Massaro, tempo addietro avendo evocato ad una tavola girante lo spirito di un suo figlio amatissimo, morto di recente, aveva avuto da questi formale promessa di una materializzazione s’egli fosse venuto a Milano. Avuto sentore delle sedute che a Milano si tenevano con la Palladino, il Massaro, impressionatissimo, decise d’intervenirvi.
“Nella seduta del 26, entrato il Massaro in catena, la Pailadino disse quasi subito di vedere un giovanetto che veniva da lontano, e, dietro domanda, precisò: da Palermo.
“Chiesto (ora è il Massaro che descrive il fenomeno) a istanza mia se quel giovanetto appartenesse alla mia famiglia, si ebbe in risposta: sono suo figlio.
“Dopo la risposta della medium, che il giovanetto che veniva di lontano lontano era mio figlio, questa, dopo breve pausa, uscì col dire: Ritratto fatto al sole.
“Io non pensava che tenevo con me, nel portafoglio, una fotografia del mio Roberto, stata eseguita con una Kodak in aperta campagna ed in pieno sole!
“Appena dopo le parole della medium io m’intesi vivamente toccato al petto, proprio al posto dove tenevo il ritratto di mio figlio ed intesi quindi baciarmi due volte sulla guancia destra, attraverso la tenda che stava vicina a me.
“Ed ai baci sentii seguire le carezze ben marcate, sebbene delicatissime. Poi ad un tratto si ripetono i toccamenti intenzionali, ma questa volta invece di sentirmi toccare al petto, come la prima volta, intesi una mano insinuarsi con movimenti vivaci nelle parti interne del mio abito.
“Istintivamente cercai di afferrare quella mano, ma prima che la mia fosse arrivata sino alla tasca interna del mio abito, incontrai ed ebbi in mano il portafogli semiaperto proprio in quel comparto ove stava incorniciato il ritratto del mio Roberto.
“A questa seconda manifestazione, più positiva della prima, tennero dietro carezze e baci, poi mi intesi afferrato per il petto e tirato sin presso alla tenda e ripetutamente baciato.
“Avvenne finalmente la materializzazione e cioè l’apparizione sulla tenda di una testa cinta di una benda bianca — testa nella quale io riconobbi indubbiamente il mio amato figlio.
“Quella testa materializzata affacciossi al di sopra della testa del medium e fu notevole l’osservare che l’apparizione s’inchinò obliquamente, guardando dalla mia parte. Dopo pochi istanti si spostò una delle tende ed io rividi mio figlio; ma questa volta più nettamente e con fisionomia più ridente.
“Infine da dietro la tenda uscì un braccio col pugno chiuso ed il braccio era coperto da una manica di una stoffa identica a quella di un abito che il mio Roberto indossò negli ultimi tempi di