Pagina:Balbo, Cesare – Della storia d'Italia dalle origini fino ai nostri giorni, Vol. I, 1913 – BEIC 1740806.djvu/288

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282 libro sesto

tradizioni unite de’ greci e degli arabi occidentali, aiutate poi al tempo delle crociate da quello zelo che fece sorger allora in Palestina e in Europa tanti ordini spedalieri, tanti spedali e tante lebbroserie. — In Bologna poi, o che ivi o nella vicina Ravenna si fosser conservati piú codici, piú studio delle leggi romane, teodosiane e giustinianee, o che si debba attribuire al caso il nascervi o lo stabilirvisi un primo grande studioso; il fatto sta che da Irnerio, creduto giá tedesco, or italiano [1150], incominciò ad essere famoso e frequentatissimo lá quello studio della giurisprudenza, che fu il nocciolo di quella prima universitá italiana. E seguono immediatamente quei quattro scolari di lui, Bulgaro, Martino, Ugo e Iacopo, a cui resta nella nostra storia politica la vergogna d’aver mal applicati i diritti imperiali romani all’imperio straniero di Federigo I contro alle libertá e all’indipendenza italiane; ma che con queste stesse applicazioni ai fatti attuali contemporanei, e colle discussioni e le contraddizioni che certamente ne sorsero, furono senza dubbio accrescitori, divulgatori della scienza. Perciocché cosí succede, questa è una delle virtú, questo uno degli effetti immanchevoli della libertá; che, dov’ella sia sorta, servano ad essa que’ nemici stessi di lei, i quali, non sorta, l’avrebbero impedita di sorgere. La libertá è generosa; innalza, ingrandisce gli stessi avversari suoi. E continuò poi in Bologna e da Bologna la serie de’ giurisperiti grandi, rispetto al tempo, in tutto il secolo che seguí fino ad Accursio [-1260]. — E in questi due secoli stessi sorgevano, da lingue semplicemente parlate o di rado scritte, a lingue giá letterarie, tutte quelle insieme che si chiamarono «volgari», «romano-barbare», «romanze»; e che furon principi delle moderne meridionali, spagnuola, provenzale, o lingua d’«oc», francese men meridionale, o lingua d’«oil», ed italiana o del «sí». È opinione consueta, che in queste lingue rimanesse tanto piú dell’elemento latino primitivo, quanto meno di barbaro fosse stato introdotto giá dagli invasori del secolo quinto. Ma ei parmi che i fatti non concordino guarí con tale opinione. Perciocché i fatti sono che la Spagna e l’Italia, le cui lingue serbano piú latino, ebbero piú invasori che non Francia; e che in questa