Pagina:Balbo, Cesare – Della storia d'Italia dalle origini fino ai nostri giorni, Vol. I, 1913 – BEIC 1740806.djvu/295

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imitazione de’ nostri padri precoci, non ne sanno imitare gli ingegni vivi, inventivi, larghi, eclettici, accettatori, cercatori d’ogni bellezza antica, moderna, classica, romantica, nazionale o straniera, non sanno imitare se non le voci, i modi di dire, i periodi, i vezzi e quasi le smorfie de’ lor modelli, e di quel Boccaccio specialmente il quale rideva scrivendo, ma riderebbe ora anche piú al leggere cosí pedanti, pesanti e dislocate imitazioni. — A petto de’ tre sommi scompariscono poi i molti poeti e prosatori loro contemporanei; fra gli altri Guitton d’Arezzo [-1294?], Brunetto Latini [-1294], Matteo Spinello, Guido Cavalcanti [-1300], fra Iacopone da Todi, Cecco d’Ascoli [-1327], fra Domenico Cavalca [-1342], Bartolomeo da San Concordio [-1347], Francesco da Barberino [-1348], Giovanni [-1348] e Matteo Villani [-1363], Iacopo Passavanti [-1357], Fazio degli Uberti [-1360]; ed in lingua latina, oltre parecchi di questi, Albertin Mussato [-1330], Pietro d’Abano medico ed alchimista [nato 1250], Pier Crescenzio filosofo ed agronomo [-1320], Cino da Pistoia [-1336] e Bartolo [-1356] giureconsulti. Ma tutto questo era pure un bell’accompagnamento letterario e filosofico ai tre grandi. La teologia e filosofia speculativa sole (se non vogliansi contar due donne, santa Caterina e santa Brigida, morte 1373, 1380) non trovansi guari coltivate in Italia lungo questo secolo. Ma non che biasimo le ne darem lode. Perciocché non essendo queste due scienze, come l’altre, indefinitamente progressive, ci pare che dopo un grandissimo uomo, come fu san Tommaso, sia stato molto piú opportuno il tacerne e riposarvi degli italiani, che non il ridisputarne e dividervisi tra tomisti, scotisti e albertisti, che seguí oltramonti. Né le dispute precedenti, de’ nominalisti e realisti, non eran giunte a turbarci gran fatto; e in generale (salvo poche eccezioni, di che Dio voglia continuar a guardarci), le astrazioni, le sottigliezze, le entelechie, le pretese soverchie della metafisica non allignarono guari mai in Italia; le menti italiane sono limpide di lor natura, resistono all’appannatura, respingono le nebbie all’intorno. Del resto, non vorrei esser franteso; Dio mi guardi dal voler respinti que’ nostri grandi e pochi i quali continuano

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