Pagina:Balbo, Cesare – Storia d'Italia dalle origini fino ai nostri giorni, Vol. II, 1914 – BEIC 1741401.djvu/173

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delle preponderanze straniere 169

impedite le esagerazioni. Perciocché non pochi degli scrittori qui nominati, e molti poi de’ minori vissero fuori d’Italia, ove essi avrebber potuto, al par degli stranieri, passare ogni limite di moderazione e bontá; ondeché, se non li passarono, o li passarono di rado, ei sembra doversi conchiudere, che la natura, o meglio forse l’antichitá, della civiltá italiana, portino seco quasi uno schermo contro a quelle esagerazioni, le quali sono proprie delle colture piú nuove, e più specialmente del secondo periodo di esse, del periodo vago di novitá. L’Italia, che era fin d’allora al suo quinto secolo di coltura, amava ciò che amano i vecchi, la ragione; e non essa nemmeno nelle pretensioni eccessive, ma nella giusta moderazione di lei. E vegga quindi ognuno, se non sarebbe stato fin dal secolo scorso piú utile ed alla italiana ed all’universale e cristiana coltura, torre od allentare almeno que’ freni, che non erano dunque necessari a moderare gli scrittori nostri, e che, scemando poi lor libero andamento, scemarono senza dubbio lor facoltá, lor potenza. E il fatto sta, che se noi rimoviamo le pretensioni nazionali e massime le provinciali e municipali, due soli grandi troveremo tra’ nominati; Vico e Muratori. — Vico ebbe destino contrario al consueto; negletto dai contemporanei ed esaltato dai posteri, ci rimane uno di que’ rari esempi che confortano le speranze, per lo piú stolte, dei cosí detti «ingegni incompresi». Vico fu incontrastabilmente un grande ingegno: fu, tra’ moderni, terzo dopo Macchiavello e Bossuet a cercar quelle leggi secondo le quali si rivolgono e s’avanzano le nazioni, a studiar quella, come che si chiami, ragione o filosofia o semplicemente scienza della storia universale. Ma Vico s’ingannò oltre ai due predecessori in fatto di storia antica, credendo trovar in essa piú simboli, piú arcani, piú profonditá che non vi sono. I fatti antichi furono piú semplici che non credette quel quasi seicentista della storia, e che non credono molti peggio di lui. E poi, non istudiando abbastanza la storia del mondo moderno e cristiano, ei non concepí l’essenzial differenza che è tra il mondo antico e questo nostro; incamminato quello nella via dell’errore e destinato quindi a progredire in essa, cioè, in somma, a peggiorare, a corrompersi