Pagina:Balbo, Cesare – Storia d'Italia dalle origini fino ai nostri giorni, Vol. II, 1914 – BEIC 1741401.djvu/176

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172 libro settimo

a tale, non si tratta piú da niun amator vero della veritá, da niun ingegno virtuoso e grande; e si tratta allora o dai nazionali mediocri per natura, o dagli stranieri quasi sempre mediocri per difetto o d’informazioni o d’intelligenza delle cose nostre. E qual danno sia stato questo poi per li popoli, e piú specialmente per li principi (forse piú particolarmente per quello che è principe politico insieme ed ecclesiastico), per tutti i governanti che hanno piú interesse che le cose patrie sien trattate dagli ingegni alti e per conseguenza moderati, io non ho luogo a discorrerne qui, e diventa, del resto, men necessario, ora che è cessato tal danno intieramente, in una parte almeno d’Italia. Troppo forse ho giá indugiato qui, ma spero non esser paruto scostarmi dall’assunto mio, né lodando nell’infimo dei lavori sulla storia d’Italia il piú gran cultore di essa, né chiamando sulle deficienze di essa l’attenzione de’ miei leggitori. — Del resto, molto sarebbe ad aggiungere, e su quel grande ma per gioventú ancora incompiuto ingegno del Filangieri; e sulla pochezza degli altri nostri scrittori politici di questo secolo, che fu pure altrove cosí ricco di essi; e sui nostri economisti numerosi, buoni in generale, e applicatori della scienza alle cose patrie; cosí i governi avessero seguiti alla pratica piú abbondantemente i loro cenni! E sarebbero a notar pure i nostri filologi, ellenisti ed orientalisti, e i nostri teologi: ma ci stringe il termine del nostro scritto. — E cosí stringeremo in poche parole ciò che ci resta a dire delle scienze naturali o materiali. Queste furono la gloria massima del secolo decimottavo, furon quelle che progredirono piú incontrastabilmente allora. E giá parecchie volte osservammo che elle son quelle che dipendon meno dalle buone condizioni politiche; tantoché nel Seicento stesso furono possibili in Italia un Galileo e i suoi seguaci. I quali si moltiplicarono e progredirono poi nel Settecento fino al 1814. Furonvi principali: Eustachio Manfredi nomato sopra fra i poeti [1674-1738], Morgagni [1682-1771], Francesco Maria Zanotti [1692-1777], Giovan Battista Beccaria [1716-1781], Spallanzani [1729-1799], Lagrangia [1736-1813], Galvani [1737-1798], Volta [1745-1826], Mascheroni [1750-1808], Mascagni [1752-1815], oltre una turba di minori. Fra’ quali tutti torreggiano,