Pagina:Balbo, Cesare – Storia d'Italia dalle origini fino ai nostri giorni, Vol. II, 1914 – BEIC 1741401.djvu/177

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delle preponderanze straniere 173

come ognun sa, Lagrangia e Volta. Il primo, compaesano e contemporaneo d’Alfieri, introdusse il Piemonte alle glorie scientifiche italiane, non meno che Alfieri alle letterarie. Ma è da notare che l’uno e l’altro lasciarono la terra paterna, e la rinnegarono poi in tutto il resto di lor vita. E cosí piú o meno Denina, Baretti, Bodoni ed altri; tantoché niuna provincia italiana diede tanti migrati come questa; tanto che ei convien dire che, ferace d’ingegni, ella non fosse apparecchiata per anco al loro svolgimento. Ed era, del resto, naturale; quando si dirozza alle colture una terra nuova, vi abbondano quelle invidiuzze, que’ timorucci, quelle ostilitá di piccoli contro grandi che si trovano ritratte al vivo da Alfieri nella sua Vita. All’incontro di Lagrangia, Volta dimorò quasi costantemente in Lombardia sua patria, e visse onorato nell’universitá di Pavia. La quale e quella di Torino, ed altre dell’antiche italiane, fiorirono piú che mai nel secolo decimottavo, fino al 1814, e furono i migliori centri di tutte le colture italiane. E cosí è naturale, per vero dire: dove non sono centri di operositá politica, le colture non possono rifuggir meglio che a questi che son centri almeno dell’operositá d’insegnamento. Qualche viva operositá si vuole a tener vive le colture.

38. Continua. — Giá il notammo: uno de’ privilegi piú indubitabili degli uomini meridionali è la disposizione naturale alle arti belle, a quelle principalmente pel disegno. Grecia e Italia produssero, tra esse due, piú cose belle che non tutto il resto del mondo; e dopo esse è terza Spagna. Quindi noi, che crediamo possa e debba l’Italia prender molto e delle lettere e delle scienze straniere, pur notammo che in fatto d’arti ella non ha a prender quasi nulla; e che, quando prende, ella prende male, quasi contra natura. Ciò si conferma nella storia del nostro secolo decimottavo. Al principio di esso continuarono l’arti nostre a decader cosí, che appena vi si possono nominare un Solimene [1657-1747], un Crespi [1665-1747], Zuccarelli [1702-1788], Battoni [1708-1787], fra’ pittori; Collino [1724-1793], fra gli scultori; Benedetto Alfieri [1700-1767], Vanvitelli [1700-1773], Temanza [1705-1789] fra gli architetti. — Intanto incominciavano a sorgere in Inghilterra, e risorgevano in Francia e Germania, alcuni