Pagina:Balbo, Cesare – Storia d'Italia dalle origini fino ai nostri giorni, Vol. II, 1914 – BEIC 1741401.djvu/42

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38 libro settimo

Firenze. Ma fu bruttissimo il suo servire, e con zelo, e contro a’ fuorusciti, il tiranno Alessandro. Alla morte di costui, Guicciardini fu principale nel dar il potere al duca Cosimo, giovanetto ch’ei credea governare; ma nol governò; e fu deluso cosí, anche questo politico provetto. Il fatto sta, che fin d’allora sarebbe stata piú facile sempre, e piú utile sovente, quella rettitudine la quale si vien facendo sola possibile in questa nostra civiltà e pubblicità universale. Ad ogni modo, Guicciardini si ritrasse in villa, e scrisse in un anno o poco piú quella storia de’ tempi suoi, che ha nome di prima fra le italiane; che per gravità, acutezza, informazioni e libertá merita senza dubbio gran lode; e che può biasimarsi sí come mancante di politica virtù, e indifferente tra il male e il bene, ma che non cade almeno nello sfacciato lodare e proporre il male, di Machiavello. Parmi bensí molto inferiore nello stile, in tutto il modo di scrivere, lungo, intralciato, latinizzante; se non che, essendo morto l’autore in questo lavoro [27 maggio 1540], ciò che n’abbiamo non è se non l’abbozzo di ciò a che egli l’avrebbe ridotto, se avesse avuto tempo ad esser breve e limpido; ondeché è meno a biasimare lui, che non quegli imitatori, i quali imitano qui, non solamente, come al solito, i difetti del loro autore, ma quelli di un rozzo abbozzo di lui. — Non abbiam luogo a dir degli altri storici fiorentini. Nardi [1476-1540], Nerli [1485-1556], Segni [-1558], Varchi [1502-1565], men famosi forse, men grandi che i due detti, ma piú virtuosi, piú generosi, il Varchi sopra tutti. — Il Davanzati [1529-1586], piú giovane di tutti questi, cadde in un’affettazione contraria a quella del Guicciardini e di altri cinquecentisti. Traduttor di Tacito, volle essere piú breve di lui, che è impossibile senza farsi oscuro. E cadde in quella fiorentineria giá affettata da altri, ma meno male perché almeno in cose facete. E l’una e l’altra affettazione accennavano giá quella brama di novitá, che, quando viene al fine di un gran secolo, suol produrre corruzione; erano preludi al seicentismo. Borghini si volgeva intanto alla storia antica, erudita; come si suole in tempi di servitù, di censure. Tutti questi nella sola e ferace Firenze. — E di storia e politica