Pagina:Bandello - Novelle, Laterza 1910, I.djvu/265

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
262 parte prima

soggetti che aveva non voleva di spese straordinarie gravare, contentandosi di quel censo che ai suoi avoli erano consueti pagare, che era molto poca moneta. Onde conoscendo che di straordinario aiuto gli era bisogno, gli cadde ne l’animo, dopo molti e vari discorsi tra sé fatti, di mettersi in corte ai servigi del re Mattia suo signore, e quivi tale di sé dar esperimento ed in modo adoperarsi, che egli e la moglie si sarebbero da lor pari potuti mantenere. Ma tanto e si fervente era l’amore che a la sua donna portava, che non gli pareva possibile poter vivere senza lei un’ora, non che star senza quella lungamente in corte. Ché di condurla seco e tenerla ove la corte facesse dimora non gli piaceva. Onde, tutto il giorno pensando su questo fatto, ne divenne molto malinconico. La moglie, che era giovane saggia ed avveduta, veggendo il modo del vivere del marito, dubitò che quello non avesse forse alcuna mala contentezza di lei, il perché un dí cosí gli disse: — Marito mio caro, volentieri, quando credessi non farvi dispiacere, vi chiederei una grazia. — Chiedete — rispose il cavaliere — ciò che piú vi aggrada, ché, pur ch’io possa, farò di buon core quanto voi mi chiederete, perciò che altro tanto desidero compiacervi, quanto faccio la propria vita. — Alora la donna molto modestamente il pregò che le volesse scoprire la cagione de la sua mala contentezza, che mostrava nel sembiante d'avere, perciò che le pareva che molto piú del solito stesse di mala voglia ed altro mai non facesse che sospirando pensare e fuggir la compagnia di ciascuno che tanto soleva piacergli. Udita il cavalier la proposta de la donna, stette alquanto sopra sé; poi le disse: — Moglie mia carissima, poi che intender vi aggrada la cagione dei miei pensieri e d'onde nasca che io vi paia divenuto malinconico, io di grado la vi dirò. Tutti i miei pensieri, ove sí fieramente mi vedete immerso, tendeno a questo fine, che vorrei trovar modo e via a ciò che voi ed io onoratamente potessimo vivere, secondo che il grado nostro richiede, perciò che, attesa la qualitá del nostro parentado, noi viviamo molto poveramente. E la cagione di questo è che il vostro e mio padri hanno logorati molti beni, che gli avoli nostri loro per ereditá lasciarono. Ora io