Pagina:Bandello - Novelle, Laterza 1911, III.djvu/22

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NOVELLA XIV — Le pietose tue lacrime e le efficacissime preghiere procedenti da l’eccessivo paterno affetto voglio che appo me vagliano e m’inducano aver di te e dei tuoi figliuoli, contra il deliberato mio proponimento, compassione. Né pensar già che io da te mi reputi offeso, né da nessuno di questi e tanti altri quanti per a dietro di questa provincia ho avuti ne le mani e a tutti il naso tagliato e fatto levar via gli orecchi. L’imperadore è quello che di tanti danni e mali quanti in questi tre mesi ho fatto in que¬ ste bande, che è la sola cagione. Fui con superchiaria in casa sua battuto, e mai non volle darmi licenza che io a battaglia singoiar mi vendicassi, anzi al mio nemico, suo ganimede, ha fatto tutti quei favori in dispregio mio che a lui sono stati pos¬ sibili. Pertanto con questa condizione ti Iascierò andar libero con i tuoi figliuoli, che tu mi prometti la fede tua e mi giuri di portar a l’imperadore e presentargli un vaso che io ti vo’ dare, il quale è pieno di nasi ed orecchie di quelli che a le mani capi¬ tati mi sono. Oltra questo io vo’ che tu gli dica come io sono Meguolo Lercaro genovese, e che ho deliberato non mi partir mai da queste contrade se prima egli non mi dà ne le mani colui che in casa sua mi percosse. E poi anco vorrò alcune altre condizioni da lui. — Il buono e avventuroso vecchio pro¬ mise e santamente giurò di far con diligenza tutto quello che Me¬ guolo gli imponeva. Onde pigliato il vaso, lieto e di buona voglia con i figliuoli se ne andò a la volta di Trebisonda, ed appresen- tatosi a l’imperadore, puntalmente a quello in presenza di quanti ci erano fece l'imbasciata di Meguolo. Dopo gli appresentò l’or- ribil vaso. Restarono tutti storditi insieme con Timperadore a si fiero spettacolo, né sapevano che dirsi, guardandosi l’un l’altro in viso. Quanto dispiacesse a l’imperadore che il vecchio in publico gli avesse fatta simil ambasciata, non si potrebbe dire, perciò che troppo altamente gli doleva dar il suo favorito a Meguolo ne le mani, tenendo per fermo che subito sarebbe tagliato in mille pezzi. Gli doleva troppo il male che i sudditi suoi pativano ed erano tutto il di per sofferire, se a la domanda de l’ingiuriato Meguolo non si sodisfaceva; troppo duro poi gli era levarsi da canto il suo ganimede. Posto adunque tra