Pagina:Bandello - Novelle, Laterza 1911, III.djvu/92

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NOVELLA XXII 89 tale forse qual a sua cortesia parve che la mia vertu od almeno l'openione ch’ebbe di me lo meritasse. L’oro che al collo portar mi vedi noi porto io per segno di mercantare, ma per dimostrar in me del mio glorioso re la liberalità e cortesia, ed altresi per usarlo e spenderlo cavallerescamente. Onde oltra al servigio che da me di parole ricerchi, quando de le facultà mie avessi bisogno di prevalerti, io tanto t’offero quanto ne vuoi. E se di questo farai l'esperienza, ritroverai molto più in me per l’opere che io farò, che non è quello che io con parole t'offerisco. — Il Tomacello, avuta la promessa e questa magnanima offerta dal Ventimiglia, si tenne per ben sodisfatto e quello senza fine ringraziò, offe¬ rendosi per la pariglia co.i le più amorevoli parole che seppe. E cosi tutto pieno di ouona speranza a casa se ne ritornò e a la moglie disse tutto quello che col marchese di Cotrone aveva operato. Ella forte si meravigliò de l’umanità del cavaliero, e senza dir altro al marito si venne ricordando tra sé la lunga servitù del marchese, lo spender largamente che fatto aveva, l'armeggiare, le magnificenze e tante cortesie da lui per amor di lei usate, e che mai a quello non aveva compiaciuto d’una sol vista d’occhi, onde era astretta a credere che costui fosse il più compito uomo che si trovasse. Ora partito che fu il Tomacello de la casa del marchese, andò esso marchese a corte e calda¬ mente col re e col duca parlò del negozio del Tomacello, di maniera che il re, chiamato a sé un suo cameriero, lo mandò a parlar a tutti i conseglieri e strettamente comandargli che, per quanto loro era cara la grazia del re, il giorno seguente pronun¬ ziassero la sentenza de la lite che vertiva tra Giovanni Toma- cello e i suoi parenti. I conseglieri, avuto questo comandamento, lo posero in essecuzione, perciò che essendo il processo in ter¬ mine che si poteva giudicare, mandarono le citazioni a le parti che la seguente matina fossero ad udir dar la sentenza de la lite che tra loro si piativa. L’altro di i giudici congregati, essendo già per lo innanzi stato il caso tra gli avvocati pienamente disputato, e conoscendo tutti che la ragione era per Giovanni Tomacello, a favor di quello la diffinitiva sentenza pronunziaro; la quale il Ventimiglia, per far il servigio più compito, fece da