Pagina:Bandello - Novelle, Laterza 1911, IV.djvu/13

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IO PARTE SECONDA annoverare ecl altrui mostrarle, egli potrà de le vostre singulari grazie e rare vertuti quanta sia la degnità, quanto il valore, altrui scoprire. Nondimeno, poi che io bastante non sono a fare al mondo manifesto il colmo e l'eccellenza dei doni a voi da Dio e da la natura donati, mi basterà, a chi più che ceco non sia, accennare che la sublimità de le grazie e vertù vostre non si può da umano ingegno esplicare; onde conviene che ciascuno, come cosa divina e fuor d’ogni credenza rara e mirabilissima, v’inchini e adori. Ora perché queste mie poche incolte parole dinanzi al sacro vostro tribunale vote non appaiano, m’è pa- ruto cosa non indegna insieme con quelle mandarvi una breve istorietta d’un generosissimo atto che Massimigliano Cesare — di cui voi l'onorato nome portate, e fu vostro proavo pa¬ terno, — magnificamente e con infinita cortesia operando, diede al mondo essempio quanto in ogni grandissimo personaggio l’umanità e cortesia sempre sia lodevole e agli alti prencipi stia bene. Ma dei mille e mille memorabili atti d’esso Massi¬ migliano Cesare, questo per aventura fu forse il minimo dei pertinenti a le azioni sue morali, secondo che il trombetta dei vostri onori, il già detto messer Filippo Baldo, narrò; il quale ovunque si ritrova, mai né stracco né sazio si vede di predi¬ cargli. Degnate adunque, invittissimo re, d’accettar questo pic¬ ciolo dono che vi mando, non avendo per ora appo me altra cosa degna de l’altezza vostra. In questo faccio io come fece un pover’uomo, il quale veggendo molti che gran doni davano al re Artaserse, non avendo egli altro che dare, corse al vicino fiume ed ambe le mani empi d’acqua ed al re allegramente l’appresentò. Il magnanimo re con lieto viso la pigliò, avendo risguardo a l’animo del donatore e non al vile e picciolo dono. Cosi i poveri che nostro signor Iddio non ponno d’incenso e di sabei odori onorare, con fresche e verdi frondi i sacrosanti e venerandi di lui altari adornano. Feliciti Iddio tutti i vostri pen¬ sieri ; ed inchine voi mente,, a la vostra buona grazia raccoman¬ dandomi, con ogni riverenza vi bascio le reali mani.