Pagina:Bandello - Novelle, Laterza 1911, IV.djvu/190

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IL BANDELLO

al reverendo dottore teologo

frate cristoforo bandello

ministro de la provincia di Genova de l'ordine minore

salute


Se papa Lione decimo pontefice massimo, nel principio che Martino Lutero cominciò a sparger il pestifero veleno de le sue eresie, avesse prestato benigne orecchie al maestro del sacro palazzo, era cosa assai facile ad ammorzar quelle nascenti fiamme, che ora tanto sono accresciute che, se Dio non ci mette la mano, elle sono piú tosto per pigliar accrescimento che per iscemarsi. E certamente io non so giá che spirito fosse quello di Lutero, che tanti ammirano come se egli fosse stato qualche acuto dialettico, ingegnoso filosofo o profondo teologo, non avendo egli in tante varie sue sciocchezze trovato mai da sé una sola ragione almeno apparente, ma rinnovate le false openioni da tanti sacri concili generali ed ultimamente da quello di Costanza riprobate e dannate. Ché il séguito che egli ha, da altro non viene se non che egli e i suoi seguaci aprono la via d’un vivere licenzioso e lascivo. Egli nel vero è da esser biasimato, e in conto alcuno non si de’ dar udienza a le sue favole che tutte sono senza vero fondamento. Non negherò giá che la mala vita de le persone ecclesiastiche non sia di scandalo a le menti non ben fondate; ma non per questo debbiamo dai nostri maggiori tralignare. Deveriano anco questi indiscreti ed ignoranti frati, quando sono in pergamo, diligentemente avvertire che non dicessero cosa al popolo che potesse partorir scandalo, e secondo che deveno incitare gli auditori a divozione, non gli provocare al rider dissoluto, che è cagione che a’ nostri giorni le cose de la fede sono in poco prezzo. Io non vo’ per ora dire degli