Pagina:Bandello - Novelle, Laterza 1911, IV.djvu/198

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search


IL BANDELLO

al reverendo padre

fra girolamo tizzone

de l’ordine predicatore


Il reverendo padre frate Eustachio Piatesio da Bologna, de le sacre lettere gran dottore e negli studi d’umanitá molto eccellente, soleva, quando era il tempo de le ricreazioni e talora dopo le lezioni che di teologia o filosofia aveva letto ed anco cavalcando, aver sempre per le mani alcuna piacevol novelletta da intertenere allegramente la compagnia. Egli era bello e faceto dicitore, di maniera che quando cavalcavamo ci diportava buona pezza con una de le sue novelle. Ora sovvienimi che tra l’altre volte, essendo fuor de la cittá di Napoli a Poggio reale mio zio, di santa memoria, maestro Vincenzo Bandello, generale di tutto l’ordine, essendo noi altri assisi in quegli amenissimi giardini e passeggiando esso mio zio con maestro Barnaba da Salerno, generai inquisitore del Regno; sovviemmi, dico, che il Piatese narrò una piacevole novella che a tutti sommamente piacque, lo, come fummo a Napoli, la scrissi, parendomi che meritasse d’essere consacrata a la posteritá. Ora, poi che le mie novelle vo ricogliendo, per serbarvi quanto giá, quando eravamo a diporto a le castella del signor vostro padre, vi promisi, vi dono essa novella. So che essendovi le cose mie sempre care, vi sará grata. Fate mò voi vicendevolmente che io de le cose vostre veggia, o latina o volgare, alcuna cosa. State sano. ■ 96