Pagina:Bandello - Novelle, Laterza 1911, IV.djvu/28

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NOVELLA XI.VI! 25 con sottana di tela d’oro ed una veste sopra di damasco cre¬ mesino, con cuffia d’oro in testa ed altri ornamenti a torno, che proprio pareva una bertuccia vestita; e di nuovo l’ammaestrò e la fece metter tra la porta e la pusterla sua, ché quasi tutte le buone case de la città ne l'andito hanno prima la porta verso la strada e la pusterla dapoi verso la casa. Se ne stavano il marito e la moglie con altri di casa con grandissimo silenzio ne l'andito presso a la pusterla, per sentir tutto ciò che Sim¬ pliciano farebbe con la Togna, la quale, tutta alor sola, era tra le due porte. E sapendo che deveva esser tosto nuova sposa, se ne stava molto lieta. Simpliciano poi, per mostrarsi bene va¬ loroso cavaliere, come fu da la sua donna partito, andò a casa e con buona vernaccia fumosa e pistachea ed altri preziosi con¬ fetti si rinfrescò. Dapoi questo, fatto ben profumare una camiscia di bucato, tutta bella e lavorata d’oro e di seta, se la mise indosso, e tutto da capo fin a' piedi si profumò con composizione di zibetto, ambra fina e muschio; e cosi profumate le vestimenta parte con la detta composizione e parte con augelletti di Cipro ed altre buone polveri odorifere e preziose, tutto d’ogn’intorno spargeva assai buon odore. Vestito e messosi ad ordine, con più desiosa voglia aspettava la dessignata ora che non aspettano i giudei il Messia. Cento volte l’ora si levava da sedere e mirava se il sole s’af¬ frettava a correr verso l’occaso. Ogni atomo e punto di tempo gli pareva pure troppo lungo, e malediceva Febo che non ¡sfer¬ zasse i suoi cavalli. Venne la notte, e quelle cinque ore che ancora aspettar deveva gli parevano più d’un anno. E pensando di deversi trovar con la sua cara amante, diceva tra sé: — Qual fu mai di me più fortunato e più aventuroso innamorato? Io debbo pur questa notte esser con la mia signora, la quale di bellezza e leggiadria non ha pariglia in questo mondo. E qual è gentiluomo dentro Milano che meco parangonar si possa? O me beato! o me felice! — E farneticando tra sé e mille pappolate dicendo, senti toccar le cinque ore. Il perché, avendo indosso un giuppone di raso morello ricamato con cordoni d’oro, prese una rotella e la spada e andò verso la casa di madonna Pene¬ lope, e spinta soavemente la porta, essendo chiarissima la luna,