Pagina:Bandello - Novelle, Laterza 1911, IV.djvu/33

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3o PARTE SECONDA a l’ore. Io tornerò subito che l’ufficio sarà compito. — Accese poi un lumicino, ed aperto un suo banco ov’erano molle gua- starette ed ampolle, una ne prese. Era del mese di giugno e faceva il caldo grande. Il perché cominciò il frate con l'acqua che era ne l’ampolla, sentendosi per la fatica durata del giostrare tutto pieno di caldo, a lavarsi le mani e la faccia, e poi ritornò dentro il banco l’ampolla ed, ammorzato il lume, usci de la cella e, quella inchiavata, se n’andò a la chiesa. Aveva veduto la donna ciò che il frate fatto aveva e sentito l’odore de l’acqua rosa, e le venne voglia di rifrescarsi anco ella; onde levatasi, cosi al buio andò ed aperse il banco, e credendosi pigliare l’am¬ polla de l’acqua rosata le venne presa quella de l’inchiostro; e non sentendo odore d’acqua rosa, s’imaginó che fosse acqua a lambicco stillata per far belle carni, il che le fu più caro. Cominciò adunque a piena mano a lavarsi tutto il viso e ba¬ gnarsi benissimo il volto, il collo, il petto e le braccia, e di tal maniera, credendosi far belle carni, le tinse in nero che rassem- brava il gran diavolo de l’inferno. E votò tutta l’ampolla, e cosi vota la rimise nel banco. Poi tornò di nuovo con amendue le mani a fregarsi fortemente la faccia e l’altre parti bagnate, a ciò che meglio l’acqua s’incorporasse; e si corcò e in breve s’addormentò. Ora circa il fine del mattutino si parti il frate dal coro e se ne venne con una candela accesa in mano, ed aperta la cella vide nel letto la donna che dormiva. E veggendola tanto contrafatta da quello che esser soleva, dubitò che il diavolo de l’inferno fosse in vece di quella venuto a giacersi nel letto; onde còlto a 1’improviso da cosi strano accidente, ebbe tanta paura e tanto tremore ne la persona che si mise a fuggire, quanto le gambe il potevano portare, verso la chiesa, ove ancora i frati erano. Quivi giunto, tutto tremante si gittò ai piedi del presi¬ dente del convento. Era tanta la paura che aveva e tanto si trovava sbigottito, che non sapeva né poteva formar parola; ma ansando e di freddo sudor pieno, si sforzava di pigliar fiato e di parlare. Tutti gli altri frati, ammirati di tal novità, gli erano a torno, ed il presidente Io confortava, domandandogli ciò che aveva. A la fine egli, preso alquanto di lena, publicamente il