Pagina:Bandello - Novelle, Laterza 1911, IV.djvu/406

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IL BANDELLO

a l’eccellente dottor di leggi

e poeta divinissimo

messer niccolò amanio

salute


Avendo scritto una novella che non è molto a Crema, patria vostra, avvenne, per quanto diceva il nostro dottissimo messer Andrea Navagero, che questi di a Marmiruolo a la presenza di madama di Mantova e de le signore duchesse d’Urbino la narrò, ho pensato non poterla meglio collocare che sotto il vostro cosí famoso nome, essendo voi oggidí quel poeta che in esplicar gli affetti amorosi non avete pari. E tuttavia nel governo de le terre di quei signori Pallavicini séte occupatissimo, rendendo sommaria e breve giustizia a ciascuno. Sovvienimi poi che piú d’una volta abbiamo insieme ragionato de la natura d’alcuni, che cosí volentieri beffano il compagno di qualche cosa, de la quale eglino meritano molto piú d’esser beffati, come vederete esser avvenuto al magnifico podestá di Crema. Vi piacerá adunque questo picciolo dono accettare, che mi rendo certo che vi fará ridere. State sano. NOVELLA XLVI Una greca, veggendo un pescatore senza brache, si giace con lui, tratta dal gran pendolonè che gli vide ondeggiare fra le gambe. Avendo i nostri signori veneziani deliberato di far purgare le fosse de la terra nostra di Crema, diedero licenza generale che ciascuno potesse in quelle come piú gli piaceva pescare, onde ci furono pur assai che, entrati ne le fosse, pigliarono gran