Pagina:Bandello - Novelle, Laterza 1911, IV.djvu/7

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search


4 PARTE SECONDA la badessa voleva far nozze, ma con chi non sapeva indovinare. Onde si mise a vegghiare una e due notti, e chiaramente s’ac¬ corse come il vescovo era venuto a giacersi con la badessa; e non questa volta sola, ma sempre che si lavorava di zucchero, trovava che il vescovo veniva a rinfrescarsi. Il perché ebbe modo d’aver una chiave contrafatta de la camera de la badessa, avendo già prima fatto contrafare quelle del monastero, col mezzo de le quali introduceva don Bassano. Veggendo dunque l’ap¬ parecchio che si faceva, fece per la porta de le carra entrar il suo prete e lo tenne ascoso in camera. Essendo poi la badessa la vigilia di san Lorenzo in refettorio con le monache, ella mise don Bassano in camera de la badessa e lo fece appiattare sotto il letto. La notte venne il vescovo e fu introdutto ne la camera solita, ove, poi che si fu confettato e bevuto, se n’entrò mon¬ signore con la badessa in letto; e scherzando tra loro, mise il vescovo le mani su le poppe a la divota e le domandò come s’appellavano. — « Mammelle» — rispose ella. — No, no — sog¬ giunse egli; — ma hanno nome « le campane del cielo ». — Pose poi la mano sopra il corpo e le domandò come si chiama. — « Il corpo » — disse ella. — Voi v’ ingannate, vita mia — rispose il vescovo; — questo è detto « il monte Gelboè». E questo, come l’appellate voi, cuor del corpo mio? — e pose la mano sovra il mal fóro che non vuole né feste né vigilie. Madonna la badessa, alquanto sorridendo, non sapeva che dirsi. Alora disse egli: — Io veggio, anima mia, che voi non sapete i veri nomi de le cose. Questa si chiama « la valle di Giosafat ». — E disse: — Orsù, io vo’ montare su il monte Gelboè e sonar a doppio le cam¬ pane del cielo e travarcare in mezzo la valle di Giosafat, ove farò cose mirabili. — E questo dicendo, si mise sotto la badessa e le attaccò l’uncino. Don Bassano, che era sotto il letto e udiva tutte queste pappolate e sentiva farsi in capo la danza trivigiana, fu per scoprirsi; pur si ritenne. Stette il vescovo tutta la notte in piacere e innanzi giorno usci del monastero. La monaca del prete che stava a la vedetta, mentre la badessa con la com¬ pagna menava via il vescovo, cavò il prete de la camera e ne la sua lo condusse, ove, cacciando il diavolo ne l’inferno, don