Pagina:Bandello - Novelle. 1, 1853.djvu/108

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scoglio, e che mai non l’aveva potuta nè con parole nè con doni piegare. – Ora diceva egli – veggendo io che viver non posso se i desir miei non contento, sapendo quanto tu m’ami, ti prego che tu voglia esser meco ed aiutarmi a conseguir quanto io desio. Ella va spesso sola in campagna, ove, essendo le biade già assai alte, poteremo far l’intento nostro. – Lo staffiero, senza pensar più oltre, li promise che sempre sarebbe seco a far tutto quello che egli volesse. Il perchè il cameriero, spiando di continuo ciò che ella faceva, intese un dì che ella tutta sola usciva di Gazuolo. Onde, chiamato lo staffiero, là se n’andò ove ella faceva non so che in certo campo. Quivi giunto, cominciò come era consueto a pregarla che omai volesse di lui aver pietate. Ella, veggendosi sola, pregò il giovine che non le desse più fastidio, e dubitando di qualche male se ne venne verso Gazuolo. Il giovine, non volendo che la preda gli uscisse di mano, finse col compagno di volerle far compagnia, tuttavia con umili ed amorevoli parole affettuosamente pregandola che avesse de le sue pene pietà. Ella, messasi la via fra’ piedi, frettolosamente verso casa se n’andava. E caminando senza dar risposta a cosa che il giovine dicesse, pervennero ad un gran campo di grano che bisognava attraversare. Era il penultimo giorno di maggio e poteva quasi esser mezzo dì, e il sole era secondo la stagione forte caldo, e il campo assai rimoto da ogni abitazione. Come furono nel campo entrati, il giovine, poste le braccia al collo a Giulia, la volle basciare; ma ella, volendo fuggire e gridando aita, fu da lo staffiero presa e gettata in terra, il quale subito le mise in bocca uno sbadaglio a ciò non potesse gridare, e tutti dui la levarono di peso e per viva forza la portarono un pezzo lungi dal sentiero che il campo attraversava; e quivi, tenendole le mani lo staffiero, lo sfrenato giovine lei, che sbadagliata era e non poteva far contesa, sverginò. La miserella amaramente piangeva e con gemiti e singhiozzi la sua inestimabil pena manifestava. Il crudel cameriero un’altra volta, a mal grado di lei, amorosamente seco si giacque, prendendone tutto quel diletto che volle. Dapoi la fece disbadagliare, e cominciò con molte amorevoli parole a volerla rappacificare, promettendole che mai non l’abbandonaria e che l’aiuteria a maritare, di modo che starebbe bene. Ella altro non diceva, se non che la liberassero e la lasciassero andar a casa, tuttavia amaramente piangendo. Tentò di nuovo il giovine con dolci parole, con larghe promesse e con volerle alora dar danari, di rachetarla. Ma il tutto era cantare a’ sordi, e quanto