Pagina:Bandello - Novelle. 1, 1853.djvu/249

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morta l’abbandonarono, dicendo che l’acerbità del dolore era stata sì grande che l’aveva accorata, e si partirono. Nè guari si stette che Fenicia ne le braccia di quelle sue amiche e parenti fredda e senza polso rimase, che da tutte fu giudicata per morta. E fatto ritornar uno dei medici, disse, non le trovando polso, che era morta. Quanti alora per lei crudi lamenti, quante lagrime, quanti sospiri pietosi fossero sparsi, a voi, pietose donne, pensar il lascio. Il povero e lagrimoso padre, la scapigliata e dolente madre averebbero fatto piagnere i sassi. Tutte l’altre donne e gli altri che là erano facevano un miserabil lamento. Già erano passate da cinque in sei ore e si dava l’ordine de la sepoltura per il giorno seguente. La madre, assai più morta che viva, poi che la moltitudine de le donne fu partita, ritenne seco una sua cognata, moglie d’un fratello di messer Lionato, e tutte due insieme, non volendo altra persona seco, fatto porre de l’acqua al fuoco, in camera si chiusero, e, spogliata Fenicia, quella cominciarono con acqua calda lavare. Erano stati circa sette ore gli smarriti spiriti di Fenicia a spasso, quando, mentre erano le fredde membra lavate, ritornarono al lor ufficio, e dando la fanciulla manifesti segni che era viva cominciò alquanto aprir gli occhi. La madre e la cognata furono quasi per gridare. Tuttavia facendo buon animo, le posero la mano al core e quello sentirono dar alcuni movimenti. Il perchè credettero fermamente la fanciulla esser viva. Onde con panni caldi ed altri argomenti, senza far strepito nessuno, fecero tanto che Fenicia quasi del tutto in sè rivenne ed aprendo ben gli occhi con un grave sospiro disse: – Oimè, ove son io? – Non vedi, – disse la madre, – che tu se’ qui meco e con tua zia? Egli ti era venuto un isvenimento di tal fierezza che noi credevamo che tu fossi morta. Ma lodato sia Iddio che tu sei pur viva. – Ahi quanto era meglio, – rispose Fenicia, – che io fossi morta ed uscita di tanti affanni. – Figliuola mia, – dissero la madre e la zia, – e’ si vuol vivere poi che così piace a Dio, e al tutto si darà rimedio. – La madre, celando l’allegrezza che aveva, aperto un poco l’uscio de la camera fece chiamar messer Lionato, che incontinente venne. Com’egli vide la figliuola in sè ritornata, se fu allegro non è da domandare. E molte cose tra sè divisate, primieramente egli non volle che persona alcuna di questo fatto sapesse nulla, deliberando mandar la figliuola fuor di Messina a la villa del suo fratello, la cui moglie era quivi presente. Poi ricreata la fanciulla con cibi delicati e preziosi vini, e quella a la primiera beltà e fortezza ridotta, mandò a chiamar il fratello, e quello di quanto intendeva che facesse ottimamente