Pagina:Barrili - Arrigo il Savio, Milano, Treves, 1886.djvu/255

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— Nientissimo.

— E il cavaliere?

— Faccia i fatti suoi. È ricco e non ha bisogno di trovare una grossa dote. Io son ricca e non ho bisogno di appoggiarmi a lui, nè ad altri come lui. Tu vedi dunque che se ci son due al mondo che non sian fatti punto l'uno per l'altro, noi siamo quei due.

— Tanto meglio.... per il povero Guidi! — conchiuse la contessa. — E lui, come lo vedi? —

Era un assedio, un investimento in piena regola; ma Gabriella finse di non avvedersene.

— Che dirti, mia cara? — rispose, — non ho ancora finito di studiarlo. —

Intanto che le due amiche discorrevano, sedute sul sofà verde cupo, sul cui fondo spiccavano come le due belle rose che sapete, il salotto del senatore Manfredi incominciava a popolarsi. Tra i primi era venuto, e correva ad ossequiare la giovane Gabriella, il vecchio collega del Manfredi, il primo seccatore del regno, che fu per la fanciulla un soccorso del cielo; tanto è vero che tutte le creature