Pagina:Barrili - Come un sogno, Milano, Treves, 1889.djvu/286

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— Non lo sai? — mi disse una volta. — È necessario. Fanciullo, — soggiungeva, involgendomi tutto in que’ soavi tepori che spiravano dalla sua bella persona e parlandomi con quell’accento di tenerezza profonda che ci fa sentire le voci della ragione in mezzo ai vaneggiamenti del delirio, — siamo forse padroni di noi? Senza ciò, avrei io potuto trattenermi? Sii ragionevole; amami meno! Ma no, — prorompeva sollecita, — chi non ama troppo non ama abbastanza. Amami sempre così! L’anima tua non dee forse seguirmi, e la mia non rimarrà sempre con te? —

Per altro, avvezzandosi ella man mano a leggermi sul volto i più lievi moti dell’animo, si addiede in brev’ora del tristissimo senso che facevano su di me quegli accenni al temuto futuro, e quanto più potè, si ritenne dal farne parola.

Andavamo ogni giorno a diporto; sempre