Pagina:Barrili - I rossi e i neri Vol.2, Milano, Treves, 1906.djvu/11

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rano a combattere, quanti sono colti nelle case coll’armi alla mano o in atto di resistenza, tanti son trascinati sulla via e moschettati senza misericordia. La è giustizia sommaria, nè per condannare il prigione occorrono prove. A mezzanotte il governatore Bargagli può scrivere al ministro Landucci in Firenze che «l’ordine è ristabilito» e sette ore dopo, nella mattina del 1° luglio, il general Ferrari da Grado mandare all’eccellentissimo personaggio anzidetto un nuovo telegramma nel quale si dice: - Qui tutto è tranquillo; la popolazione va pei fatti suoi. - Tuttavia, la vittoria era costata cara al governo granducale, che non ardì contare i suoi morti.

A Genova, siccome abbiamo già detto più volte, l’impresa doveva esser tentata nella sera del 29 di giugno. Ora, perchè in parte fallisse e in parte non giungesse nemmeno alla prova dei fatti, non diremo noi contemporanei. Certo non può dirsi che fosse sventata dalla vigilanza del governo, il quale anzi fu colto alla sprovveduta, e poteva essere sopraffatto dalla novità di un assalto notturno. Vagamente, così in di grosso, sapeva: fors’anco nella mattina era stato avvertito, e gli erano stati additati alcuni depositi d’armi; ma di sicuro non conosceva i particolari del tentativo. Se li avesse conosciuti, avrebbe saputo che ad un assalto per le vie della città doveva rispondere un assalto dei forti principali che la signoreggiavano, nei quali altro non era che uno scarso numero di soldati, tolti da uno dei quattro, e molto assottigliati reggimenti che allora presidiavano la città, insieme con un battaglione di bersaglieri. E se questo disegno non gli fosse stato ignoto, certo si sarebbe adoperato in tempo a sgominarlo, e avrebbe cansato lo scorno, che gli derivò al cospetto dell’universale, di vedersi pigliare impunemente un forte, e tentar la scalata di un altro, sul culmine della cinta fortificata di Genova.

Se dobbiamo aggiustar fede alle testimonianze del processo che fu fatto dipoi per questa congiura, essa fallì principalmente per la scarsezza del numero. Molti a gridare dapprima; pochi ad operare nell’ora convenuta. Laonde, se nella parte alta della città, vogliam dire ai forti, fu tentata l’impresa, nella parte bassa si può asserire che v’ebbero apprestamenti, non cominciamento di lotta.

Fu detto poscia che il segnale della pugna dovesse esser dato da un colpo di cannone, il quale accennasse al popolo congiurato essere gli uomini suoi padroni del forte Sperone. Ma se da questo evento dipendeva il cominciar della lotta,