Pagina:Barrili - I rossi e i neri Vol.2, Milano, Treves, 1906.djvu/117

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ma severo come le pieghe di quel superbo tessuto, contegnoso come i fregi di quel ragguardevole metallo. Un’aria grave di nobiltà ingombrava la sala; e tuttavia, all’entrarvi, si era colti come da un senso di freddo, sebbene l’apertura di un alto camino di porfido, alla foggia antica, il cui architrave era sorretto da due Telamoni di lodato scalpello, fosse ben suggellata da un paravento di stoffa. Tutto era sfarzo, come in una chiesa; ma severo e freddo del pari.

Da un lato del salotto e presso uno dei finestroni che abbiamo accennati, l’acconcia postura di un sofà, di un tavolino di lacca giapponese e di alcune scranne svariate di forma e di nome, aveva naturalmente foggiato un più geniale ridotto, dove sedeva la signora del luogo, intenta a leggere le novelle del giorno nell’Armonia di Torino, in quella effemeride che pretendeva accordare la religione colla civiltà, e le pareva d’aver fatto il colpo, affermando la cosa nel titolo.

Anch’essa, la nobil signora, effigiava una armonia, ma più efficace e più vera, l’armonia della maturità colla bellezza. Le membra tondeggiavano, ma senza perdere la grazia dei contorni; e dall’imbusto, sebbene ella fosse seduta e un po’ curva sul foglio, poteva argomentarsi che fosse di bella statura. Il suo volto era ammirabile per quella giustezza di lineamenti che si vantaggia ingrassando, e consente a certe donne gli splendori della seconda gioventù. Nè meno bella appariva la mano, che poteva essere lodata come quella di Anna d’Austria, vent’anni dopo che era stata baciata dal duca di Buckingham. L’occhialino cerchiato d’oro e ornato d’un manico di madreperla, che ella teneva accostato agli occhi, dinotava esser ella di vista corta; la qual cosa per le signore donne è un vezzo di più. Non si direbbe che il colmo della bellezza consista per l’appunto in certe imperfezioni? I greci pittori, non è chi nol sappia, per dar l’ultimo tocco alla bellezza di Venere, la dipinsero losca.

Sottili le labbra e naturalmente chiuse, la dimostravano punto cedevole ai sensi, e di carattere imperioso. Due fasci di rughe finissime, che dalle tempie andavano restringendosi verso le occhiaie, erano, insieme coi capegli già largamente brizzolati, i soli indizi della guerra degli anni. Era pur cosa facile cancellare quella ingiuria del tempo! Ma, fosse noncuranza di animo tutto rivolto a cure celesti, o quintessenza di quella civetteria che è innata in tutte le donne, e si ficca perfino nelle pieghe del cappello insaldato d’una suora di carità, o l’una cosa e l’altra ad un tempo, la marchesa Lilla