Pagina:Barrili - I rossi e i neri Vol.2, Milano, Treves, 1906.djvu/120

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quillamente il tratto pericoloso; girò quel capo delle tempeste, oltre il quale l’anima che non vi giunse accompagnata è costretta a rimaner sola per tutto il rimanente del suo viaggio sul mare della vita.

C’era bensì il Gallegos, l’amante spregiato della prima giovinezza, pertinace nell’età matura, tanto più ardente quanto più taciturno e chiuso in sè stesso. Ma lo Spagnuolo, a lei fanciulla increscioso, non si impadronì più mai del cuor della donna. Tra quelle due anime fu sempre un abisso; e se le cime apparivano raccostate, il torrente romoreggiava sempre nel fondo, scavandolo sempre più addentro. I lettori rammenteranno ciò che la marchesa di Priamar scriveva al Montalto fin dal 1843: «Quegli che voi chiamate lo Spagnuolo, è in Genova; sì certamente, ma che importa a me? Egli è qui venuto, ma colla tonaca nera della Compagnia di Gesù, ch’egli ha indossata da ott’anni. Ho avuto a parlargli una volta. Egli non è più l’uomo di prima, nè credo ricordi il passato; ma se ciò pur fosse? Lilla non lo ha amato mai, lo sapete; ed ora ambedue non amiamo, non adoriamo altro che Dio. Questo è, io credo, il primo e l’unico punto di contatto che possano avere le anime nostre.» Ed aveva scritto il vero, e vero rimase pur sempre. Anche rammentando gli antichi amori dello Spagnuolo, fors’anco trapelando che non erano spenti, Lilla accolse il gesuita come un venerabile amico, il quale per tal modo si fece consigliero ed arbitro in casa sua, ed ella riuscì a non iscorgere altro in lui che l’amico, a riverirlo come un padre spirituale, in quella che pur lo temeva, come si temono instintivamente tutti gli uomini di gran levatura, di troppo gagliarda tempra per l’indole nostra più mite.

E Bonaventura, frattanto, col suo segreto chiuso nel cuore, portava la catena ch’egli medesimo s’era imposta votandosi agli ordini ecclesiastici, e corrucciato di quella immobilità volontaria, ma altrettanto pauroso di muovere un passo verso di lei, rimaneva muto, rannuvolato, scontento, sull’orlo dell’abisso.

Triste cosa, facile a dirsi, come il nome scientifico di certe orride malattie, solo che s’abbia dimestichezza colla struttura dei vocaboli greci e latini, ma terribile a sentirsi, chi n’abbia dentro di sè la malnata radice! Vivere, ombra eterna, accanto ad una donna fieramente amata; non poterle dir nulla: non vedere, non sentir nulla che raggi da lei e risponda alla fiamma che vi consuma; ardere e sentir freddo dintorno a voi; la vostra energia sempre viva e gagliarda