Pagina:Barrili - I rossi e i neri Vol.2, Milano, Treves, 1906.djvu/135

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de chambre» fu detto argutamente da un gentiluomo di Francia; noi potremmo aggiungere non esserci grand’uomini dinanzi all’amore, il quale non è servo, pur troppo, ma signore di tutti. Quella vecchia passione, che abbiamo testè colta sul fatto, era il lato debole di Bonaventura, il punto vulnerabile di quel nuovo Achille, anch’egli, come l’antico, mal tuffato nello Stige. Egli era dunque confuso, inebriato dai fumi della vittoria. Tutto il passato, colle sue combattute speranze, co’ suoi desiderii insaziati, colle sue ire profonde, gli ribolliva nel cuore.

Ogni cosa, abbiam detto, gli andava a seconda. Il trionfo della sètta e il suo particolare, venivano appaiati, come i serpenti di Tenedo. Aloise, il giovine ed animoso patrizio che accennava a ribellione, risospinto nell’inerzia, ridotto alla catena sulla soglia d’un ginecèo, e condannato, per la rovina delle sue sostanze, agli sdegni del vecchio nonno; sgominati i disegni dei rivoltosi e assicurata una nuova êra di pace feconda alla nera falange; il Salvani fuggiasco; il segreto della cassettina d’ebano e la giovinetta Maria, inconsapevole strumento di vendetta, in sue mani; tutto ciò era molto, più assai che egli non avesse ardito sperare, allorquando, sulla spiaggia deserta di San Nazaro, col vaticinio delle comuni vittorie, si faceva a racconsolare il suo tristo discepolo. Ma tutto ciò era ben poco, era nulla, innanzi alla gioia del trionfo ottenuto in quel giorno. La cittadella era venuta a patti; gli elementi della vittoria, così faticosamente raccolti, irrompevano alla conquista. E Bonaventura era fuori di sè; un’ora di calma solitaria, per rimettersi da quella commozione, per distrigare i suoi pensieri arruffati, era necessaria davvero.

— Finalmente! — pensava egli, mentre la mano scoteva la corda del campanello di casa. — La lotta è stata accanita; ma ella ha ceduto. Per me, l’essenziale era di rompere il ghiaccio. Come sono stato fanciullo! V’ebbero due momenti nel dialogo, che io quasi non riconobbi me stesso. Una donna m’aveva posto nel sacco. E adesso, a me! A quell’altro non gli parrà vero, aver bella donna e quattrini. Ella, pur di uscir di convento e cansare il velo che la spaventa, si piegherà; posta al bivio, sceglierà il minor male. Il minor male? Respice finem; — sentenziò ridendo la coscienza del gesuita. — O ch’io non sono più io, o che ella sposerà un furfante di tre cotte. Quello è un uomo da farla in barba a tutti i suoi, quando non ci sarà più Bonaventura per tenerlo a segno. —