Pagina:Barrili - I rossi e i neri Vol.2, Milano, Treves, 1906.djvu/145

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discorsi della signora Marianna non erano più fatti passeggiando per via. Egli, che non beveva più dopo quella sbornia malaugurata dond’erano venuti tanti malanni, ebbe l’avvedutezza di non andare in visibilio per le ricchezze della signora Marianna. Egli non vedeva altro che lei, non amava altra donna che lei; l’avrebbe sposata, come suol dirsi, colla sola camicia, e magari senza; intanto gli usasse misericordia, gli concedesse di vederla, di parlarle, senz’altri testimoni che Dio. Era questa una frase che gli aveva insegnata il Giuliani, e voleva dire in buon volgare che Marianna andasse in casa di Michele. Vedersi e parlarsi per via, come facevano da due settimane, era pericoloso; avrebbe potuto scapitarne ella nel suo buon nome; qualche mala lingua rifischiarne al padrone; e queste erano ragioni di peso che alla signora Marianna fecero rizzare i capegli. Così almeno ella disse, la povera colomba spaventata. Ma andare da lui.... Non era pericoloso egualmente? E il vicinato? E lo star fuori oltre l’ora della messa, non sarebbe parso troppo gran novità al padrone, se fosse tornato a casa e avesse trovato faccia di legno?

Bonaventura era un uomo metodico, vogliam dire ordinato nelle cose sue e fermo nelle consuetudini. Usciva di casa alle undici, e non gli era mai avvenuto di tornar prima delle tre. Ma quello che non era accaduto in un anno, poteva accadere in un punto, e la signora Marianna, anche ignorando il verso latino che lo dice, poteva argomentarlo facilmente. Oltre di che, quelle erano le ore in cui ella dava sesto alle faccende di casa e ammanniva il pasto al padrone. Come avrebbe potuto andar fuori? O non era meglio che lui.... Sì certo, e Michele non se lo fece dire due volte, poichè era ciò che voleva. Così la povera colomba spaventata si tirò in casa l’inimico; l’esploratore d’Israello era, mercè sua, non pure nel campo, ma proprio sotto la tenda del duce filisteo.

«Amicus Plato, sed magis amica veritas» ha detto saviamente l’antico; ora, se dicessimo che la era tutt’arte di guerra, faremmo oltraggio a Michele, che c’è amico quanto Platone, e alla verità, che c’è amica più d’ambedue. Quella sbertucciata amorosa fu in lui stratagemma da prima, stratagemma immaginato dal Giuliani, e da lui condotto in ogni più minuto particolare; che del Giuliani erano i panni orrevoli (per dir le cose in Crusca), il cappello di feltro, e perfino il topazio. Ma si deve soggiungere che il commediante pose amore alla parte, ed essendo più