Pagina:Barrili - I rossi e i neri Vol.2, Milano, Treves, 1906.djvu/147

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l’uscio dello studio del gesuita, e richiudersi alle spalle del nuovo venuto, la cui voce dava il buon dì al padre Bonaventura.

E in quel mezzo un audace disegno balenò nella mente di Michele.

— Era lui? — chiese a Marianna, appena ella fu ritornata.

— Sì; il dottor Collini per l’appunto.

— E che cosa hanno da fare insieme così spesso?

— Ma!... — disse la signora Marianna, stringendosi nelle spalle, mentre ripigliava il suo ferro da stirare. — Ci avranno delle conferenze di religione.

— E debbono essere molto istruttive! — soggiunse Michele.

— Perchè?

— Dico così per dire. Due uomini tanto dotti, ha da essere un gran gusto a sentirli! Dove mette quell’uscio?

— Nell’andito del terrazzo.

— E dall’andito non si va nella sala da pranzo, e di là nello studio?

— Sì; ma badate! — esclamò ella sgomentita. — Se vi sentissero, povera me!

— Che! non temete; dicevo per celia. Certo mi piacerebbe sentirlo un pochino, il vostro padrone, e vedere dal buco della toppa che viso ci abbia; ma poichè avete paura, lasciamola lì, e.... —

I puntini rappresentano una stretta che Michele voleva dare alla signora Marianna. Ma ella fu pronta a liberarsene.

— Non vedete? — diss’ella. — Il ferro è già freddo.

— Andate a cambiarlo, crudelaccia!

— Vado certamente. Ci ho ancora un monte di roba, e il pranzo da ammannire. —

Così dicendo, la signora Marianna si mosse alla volta della cucina.

Era ciò che voleva Michele. Appena ci fu tra lei e l’innamorato lo spessore d’un tramezzo, il nostro Michele, lesto come un giuocoliere di piazza, si cavò, anzi fece saltarsi le scarpe da’ piedi, e girata delicatamente la maniglia di quell’uscio che aveva poco prima accennato, lo aperse e disparve nel vano.

Argomentate lo stupore della signora Marianna, quando tornò al suo stiratoio, e più non vide Michele. Il ferro caldo fu per uscirle di mano; e certo intervenne un miracolo a trattenerlo fra le dita.

Lo depose in quella vece sulla tavola per mettersi le