Pagina:Barrili - I rossi e i neri Vol.2, Milano, Treves, 1906.djvu/178

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- Vedete che bel muso, da volersi mettere in riga colla gente a modo! - prosegui il legnaiuolo. - Vattene!

- Dove? - chiese con aria melensa il garzone.

- Dove ti pare. To’, per l’appunto, portami questa cornice all’indoratore.

- In due salti, vado e torno; - disse il ragazzo, afferrando la cornice.

- No, non occorre; vattene a dare una capatina all’Acquasola, e fa anche il giro delle mura, da Santa Chiara alle Grazie; così ti sgranchirai le gambe, mammalucco!

- Che stranezze son queste? - pensò il garzone, mentre, colla sua cornice ad armacollo, saltava fuor di bottega. - Quando sto fuori mezz’ora per giuocare alla lippa, mi sgrida; e adesso che sto in bottega, mi manda a spasso. -

Come furono soli, incominciò il racconto del legnaiuolo. Il Giuliani s’era adagiato sul banco; Michele gli stava di costa; Pasquale chiacchierava e gestiva nel fondo, come un attore in scena. Quello ch’ei raccontò non ripeteremo, che già i lettori lo sanno, e non vi porrebbero certo quell’attenzione con cui il Giuliani e Michele stettero ad udire il buon successo della loro intrapresa.

Lo ascoltarono, diciamo, con grande attenzione, quasi senza, batter palpebra, e sebbene qua e là ci fossero ripieni, fioriture, lungherie (chè il gobbo, come è noto, ci aveva una buona parlantina) non si fecero con parole o con atti ad interromperlo mai. Solo quando egli fu giunto alla fine, Michele, che s’era fortemente commosso all’udire dello svenimento, non potè trattenersi dal gridare: «E come starà ella, adesso, la mia povera padroncina?»

- Che? - disse il legnaiuolo. - Siete il suo servitore? - Pasquale non aveva mai pensato che quell’uomo così lindamente vestito da vecchio militare in ritiro, col suo cappello di feltro e il topazio alla cravatta, potesse essere un servitore; Michele, dal canto suo, non aveva avuto bisogno nè occasione di dirglielo. Neppure si vergognò di averlo a confessare in quel punto; che a’ suoi occhi, servire la signorina Maria e il signor Lorenzo, valeva quanto il viver d’entrata. Gli dolse in quella vece d’essersi lasciato sfuggire quelle parole di bocca, perchè da alcuni mesi aveva imparato a sue spese che cosa fruttasse il parlare a vanvera, e raccontare alla distesa i fatti suoi.

A lui che taceva, facendo le mostre di non avere udita la domanda del legnaiuolo, venne in aiuto il Giuliani.

- Servitore no; dite in cambio l’amico, il vecchio arnese,