Pagina:Barrili - I rossi e i neri Vol.2, Milano, Treves, 1906.djvu/180

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search


- Passati, presenti e futuri - aggiunse Michele, stringendo la mano al più allegro dei gobbi.

Mastro Pasquale accompagnò il Giuliani sull’uscio con molti inchini, e ricambiò a Michele un amorevole buffettone che questi gli avea dato sulle spalle, a mo’ di commiato.

- Gente allegra, coi soldi in tasca! Ha da guadagnarne molti colle sue gazzette, costui: ma se li merita, in fede mia, perchè gli è buon pagatore. E quest’altra vigna che m’ha accennata? Pasquale, qui bisognerà farsi onore! -

Così, cogli avuti in tasca, e cogli sperati in testa, il gobbo legnaiuolo si sentì leggero come una piuma. E certo assai più leggero del solito, sebbene con cinque marenghi in una mano e cinque nell’altra (tanto per non destar gelosie) pesasse molti grammi di più, risalì la scala che metteva in casa. Spinse l’uscio colle spalle, senza cavare i pugni dalle tasche ed entrato nella sala, con un piglio da trionfatore romano, andò a piantarsi dinanzi alla moglie, che se ne stava ancora rincantucciata presso la finestra, sebbene il sole fosse sparito da un pezzo.

- Tecla, - entrò egli ex abrupto, - quanto credete abbia a costare uno sciallo di tartano?

- Lasciatemi in pace. Che storie sono queste?

- Vi domando quanto credete abbia a costare uno scialle di tartano. Parlo turco, forse? -

Tecla si voltò tra curiosa e stizzita a guardarlo.

- Siete diventato ricco in mezz’ora? - gli chiese ella a sua volta.

Pasquale non rispose, bensì risposero le tasche per lui, nelle quali il legnaiuolo facea saltellare quelle dieci monete. Tecla, a quell’armonico tintinnio, aperse tanto d’occhi e mutò la smorfia in sorriso.

- Che so io, quant’abbia a costare? - -diss’ella. - Dieci, quindici lire.... sono tanti anni che non compro più nulla!

- Eccone venti! - soggiunse superbamente Pasquale. E cavata una mano di tasca, gettò una moneta in grembo alla moglie, che fu pronta a metterci addosso ambe le sue. Egli, allora ridendo, così prese ad ammonirla:

- Tecla, Tecla, donna di poca fede, perchè avete voi dubitato? Vedete, ce n’ho altri nove, di questi confetti; erano dieci, come i comandamenti di Dio.

- Lasciate là i vostri paragoni, ereticaccio! Quella è roba di mal acquisto!.

- Di mal acquisto, Tecla? e perchè? Li ho forse rubati in saccoccia a qualcuno? Li ho forse chiesti a patto d’una