Pagina:Barrili - I rossi e i neri Vol.2, Milano, Treves, 1906.djvu/227

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storia dell’amore è da farsi tuttavia, e forse non sarà fatta mai. Chi ama non scrive; chi scrive non ama. Egli avviene talvolta che un uomo ferito a morte intinga la penna nel suo sangue, e scritta una pagina del gran libro, la getti in pascolo al suo tempo, che avidamente la raccoglie, avendone un turbamento indicibile. Ma è una pagina sola, non già il libro; un grido di morente, non già una dissertazione di filosofo. Lo scrittore, e poniamo anche il più accorto, che veda e noti le occulte ragioni dell’affetto, che lo consideri nelle sue relazioni colla vita dei popoli, colla loro coltura, collo stato della donna, con tutti insomma i rivolgimenti d’un’epoca, correrà il risico di far opera di soverchio leggera, o di soverchio pesante, improba sempre e sgradita.

Nè abbiamo in animo di farla noi, ci s’intende. Solo pel tempo nostro e pel bisogno del nostro racconto, che oramai volge al suo fine, accenneremo come la donna, essendo nell’odierno consorzio schiava ad un tempo e regina, tenga ne’ suoi diportamenti dell’una e dell’altra. Tutte si rassomigliano; ora tremano, ora fanno tremare; cogli uni non ragionano, perchè non possono; cogli altri nemmeno, perchè non vogliono. L’uomo è per esse uno schiavo, quando non è un padrone; in un caso e nell’altro, sempre un nemico. La colpa è un po’ nostra; non siamo noi che abbiam fatte le leggi, e vi mettiamo a guardia i nostri pregiudizi, i nostri dirizzoni? Comunque sia, la donna è così, nè vale a mutarla il più profondo degli affetti. E può amarla con frutto chi la ami tanto leggermente da non mettersi già in sua balìa, ma da farne le mostre; chi giuochi coperto e stimoli la curiosità di lei, come è fama adoperasse il serpente colla madre antica dell’uman genere; chi, a farla breve, non ami, e si contenti a desiderare, senza soverchio accompagnamento di sospiri e di lagrime.

Uno scrittore (nè sappiamo più quale, e se non vi sa d’autentico, mettete che siam noi a dirittura) ha detto che le donne sogliono amare nella lor vita in due modi; giovani, inesperte, come l’uom vuole; donne fatte, avvedute, come loro talenta; donde avviene che nel primo caso infastidiscono, nel secondo uccidono. Debolezza e crudeltà! Speriamo nel futuro: auguriamo ai nostri nipoti una nuova e miglior forma storica dell’amore. Le donne saranno più libere e per conseguenza più umane; gli uomini, spogli finalmente de’ loro storti concetti, vedranno in esse le eguali, le compagne, le amiche, le consolatrici della vita; non si spartiranno più, come ora, in due classi, di carnefici e di vittime. Lovelace e Werther