Pagina:Barrili - I rossi e i neri Vol.2, Milano, Treves, 1906.djvu/262

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bene in mente che non darò nei gerundii, che non finirò per lei, nè al camposanto, nè all’ospedale de’ pazzi.

- Beato te!

- E tu, dimmi, non hai fatto lo stesso, alla perfine? Non ti sei forse consolato?

- Io?... - esclamò Aloise con impeto. E già era per uscire di riga; ma ravvedutosi in tempo, sorrise malinconicamente, e diè ragione all’amico. - Sicuro; anch’io, sebbene mi sia costato una grossa fatica. Sento ancora un po’ di bruciore; ma passerà anche questo tra breve.

- Farai bene. Sorridi, Aloise, rallègrati: tu sei nato vestito. La Usodimare è invaghita di te.

- Eh via!

- Ho detto male; dovevo dir cotta e stracotta. Ella ancor ier l’altro si lagnava di non vederti più spesso; ella giura per te, non sa parlar che di te. Amala, Aloise; amala.... e credila, come dicono tutte le lettere, all’ultimo verso.

- Pazzo!

- Savio, Aloise! Ricòrdati che m’hai paragonato più volte ad uno dei sette Savi della Grecia. -

Con queste chiacchiere era finita la colazione. Pochi minuti dopo, i due amici, tornati in sella, galoppavano alla volta di Genova.

Colà giunti, il Pietrasanta tolse commiato da Aloise, per andare a mutar d’abiti. Aloise, nel dipartirsi da lui, non ebbe cuore di annunziargli che andava quel giorno medesimo alla Montalda, temendo che l’amico avesse a leggergli, tra una parola e l’altra, il suo disperato proposito; ma gli strinse più e più volte la mano, e gli disse:

- Enrico, tu sei un ottimo giovane; ti auguro ogni fortuna.

- È una tratta sulla Monterosso, questa! - aveva risposto il Pietrasanta. - Corro a presentarla oggi stesso al vezzoso banchiere. -

Come Aloise fu solo, le forze che lo avevano sostenuto fino allora lo abbandonarono a un tratto.

- Va, uomo felice; - diss’egli tra sè, in quella che saliva faticosamente le scale del suo quartierino; - segui pur la tua strada! Tu hai ragione; la vita è come ognuno la vede. L’aspetto delle cose, le forme, i colori, non sono essi dentro di noi? Qual meraviglia se Enrico scorge la vita colorata di rose? E in fondo in fondo, non potrebbe ella esser tale davvero? È il cuore, il cuore, questo viscere malnato, che c’intorbida ogni cosa, che ci matura gli affanni, che