Pagina:Barrili - I rossi e i neri Vol.2, Milano, Treves, 1906.djvu/269

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la pace del cuore. Privo di quel bacio, perduta ogni speranza, egli se ne andava tacitamente, e diremmo quasi senza rammarico, per quella china dove sono iti già tanti generosi pagatori d’un conto fallato.

- Povero Lorenzo! - andava egli dicendo tra sè, già insensibile a’ suoi dolori, mentre scendeva per andare alla tomba di sua madre. - Egli almeno sarà felice, se io non son tale. Non sono? E perchè? Non me ne vado, io? - Tutto era silenzio e buio nella cappella, quando egli vi scese; ma il luogo gli era noto, ed egli corse, volò senza esitanza verso uno dei lati, dove un occhio avvezzo all’oscurità avrebbe potuto veder biancheggiare una lapide sepolcrale. Antonio, che lo aveva accompagnato fino all’uscio della sagrestia, diè tosto mano ad accendere una lampada che pendeva dall’arco dell’altare. Fornita questa bisogna, alla luce che egli stesso aveva fatta in quel mesto recinto, rimase immobile a contemplare il padrone, che era inginocchiato davanti alla tomba materna, colla fronte appoggiata sul marmo. Aloise, senza pure voltarsi a lui, gli accennò col gesto di andarsene, e il vecchio, sebbene a malincuore, e sospirando, si mosse per obbedirlo.

La cappella dei Montalto era di poca ampiezza e assai scarsa d’ornamenti, come sogliono essere tutti questi edifizi annessi alle villeggiature signorili dei nostri antichi, con un solo altare nel fondo, e due nicchie sui lati. Una di queste era vuota; nell’altra sorgeva un monumento di marmo, sormontato da un angelo in atto di preghiera. Sull’imbasamento, dintornato da semplici riquadrature, si leggeva scolpita questa iscrizione:


QUI DOVE ELLA SI SPENSE
IGNOTA AL MONDO NON AL DOLORE
IL GIORNO XX DI NOVEMBRE DEL MDCCCLIII
RIPOSA NELLA PACE DEL SEPOLCRO
LA NOBIL DONNA EUGENIA DI MONTALTO
NATA DEI VITALI
UNICO AMORE PERENNE MEMORIA
DEL SUO POVERO FIGLIO ALOISE.


Unico amore! Aloise, che, come avranno già inteso i lettori, era l’autore dell’epigrafe, aveva proprio scritto così. Ed era vero, diffatti, allorquando la sua angelica madre era scesa nel sepolcro; perchè il giovine era stato bensì colpito dalla sovrumana bellezza di Ginevra, e così fieramente da non poter più accogliere l’immagine di un’altra donna nel