Pagina:Barrili - I rossi e i neri Vol.2, Milano, Treves, 1906.djvu/280

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alle belle, non bisbigliassero tosto: egli è amato. Ed egli frattanto non ci pensava nè punto, nè poco. Invaghito come era di quella divina a cui non ardiva accostarsi, egli non sapeva nulla di quella virtù d’attrazione che esercitava su tante altre. È una vecchia storia, codesta, e se la memoria non c’inganna, è un epigramma greco che la racconta: "Clori amava Dafni, che amava Glicera; la quale non amava nessuno".

Il caso, come dicemmo, o, per dire più veramente (che oramai non è più mestieri di accorgimenti da narratore), la mano del Gallegos, aveva tratto Aloise dinanzi a quella donna, così amata ad un tempo e temuta. Ignaro, aveva veduto nelle cortesie del Torre Vivaldi il volentem ducit nolentem trahit della fatalità, e s’era acconciato ai voleri di quell’arcana possanza. E avvicinato a quella donna, tratto nell’orbita luminosa dell’astro, aveva sperato. Amando smisuratamente, non aveva egli diritto a sperare?

Ma giunsero ben presto i disinganni; alla infermità tenne dietro l’agonia. Quella donna s’era avveduta dell’amor d’Aloise; ma da quel giorno appunto che ella se ne avvide, incominciò il vero martirio del giovine. Sicuramente c’era una ragione che la conduceva ad essere tiranna con lui; ma egli non sapeva indovinarla. Quale innamorato ha mai letto nel cuore della donna amata? Sono così sottili, e così lievi, le fila che muovono il cuore! Ginevra si lasciava adorare; accettava senza aggradire; argomentate ora se fosse disposta a ricambiare. L’amor che a nullo amato amar perdona, quella sublime divinazione del cantor di Francesca, era una frase vuota di senso per l’amata di Aloise. Cortese ella era con tutti, e cortese anche con lui, null’altro che cortese. Egli talvolta si sentiva il cuore inondato di gioia, ad una frase, ad un atto amorevole di lei, che pareva consapevolezza del suo martirio, pietà sorella e messaggera di amore; ma, quel giorno medesimo, una frase, un atto simigliante per altri, o un accrescersi improvviso di rigore per lui, toglievano ogni senso arcano a quel primo e bugiardo lampo d’affetto, intristivano sul primo germoglio il fiore della speranza nel suo povero cuore.

Il giovine innamorato non aveva faticato molto ad intendere che quella donna gli avrebbe fatto scorrere tutti i gradi del patimento. L’amore non era più una allegrezza, poichè non era più una speranza; era un dolore, uno spasimo, un’agonia prolungata. Pari all’infelice che trascinato dinanzi ai giudici del Sant’Uffizio vede tutto intorno minacciosamente