Pagina:Barrili - I rossi e i neri Vol.2, Milano, Treves, 1906.djvu/285

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degli altri, il che è tutt’uno; qui gite su gite, supplizi di costa a supplizi; qui visite da fare e visite da rendere; parenti stretti e lontani, che si vedono la prima volta; nessun amico, e conoscenti a dozzine, un subisso d’uomini che vengono ad ossequiarti, di dame che vengono a riconoscerti; e dover essere sempre affabile, cortese, sorridente, avere un pensiero, uno sguardo, una parola per tutti; che te ne pare? Nè basta ancora; alle cure, alle brighe, alle noie d’una città che ti vien nuova, o quasi, aggiungi il governo d’una casa, nuova del pari, alla quale tu devi avvezzarti, nella quale hai da far leggi e costumi, e durar fatica a raccapezzarti, a fare, come suol dirsi, il tuo nido; aggiungi le necessità dell’acconciatura, del pensare alla sarta, alla modista, a tutte insomma queste indispensabili aiutanti della bellezza (vorrei dirla assente, nel caso mio, ma tu, mia bellissima, mi accuseresti d’ipocrisia), e poi pensa a scrivere, se ti dà l’animo; trova un ritaglio di tempo, se ti vien fatto!

"E così, come io t’ho detto, giungo all’ora del pranzo, stanca, infastidita, prostrata. E il supplizio non è anche finito: s’ha da andare a teatro, o c’è conversazione. Qui si va molto a teatro, e tutte le sere nello stesso; e dove quasi tutte le nostre famiglie patrizie hanno il loro palchetto, dove tutti i nostri eleganti si dànno la posta, e dove finalmente si può andare senza trovarsi in troppo cattiva compagnia. Ma ogni diritto ha il suo rovescio; e qui le noie della giornata ti seguono. Se hai molti conoscenti (e il numero di giorno in giorno s’accresce) è necessario che ogni sera essi vengano a darsi la muta al tuo fianco, per dirti e chiederti tutti quanti la medesima cosa. Questa è prammatica, e non si muta. La signora A non potrebbe perdonare al signor B, che egli andasse nel palchetto della signora C senza passare anche nel suo; e quando egli c’è stato, ha ancora a passare dalle signore D, E, F, G, e via discorrendo da tutte le lettere dell’alfabeto, s’egli ha l’onore di averle in pratica. Chi ha fatto questa legge? I cavalieri, o le dame? Questo si perde nella notte dei tempi, come diceva la nostra maestra di storia. Intanto la legge c’è, e il mio signor marito suol dire che bisogna rispettare le leggi.

"A proposito di teatro, sai? la tua amica ci ha avuto gli onori del trionfo alla sua prima comparsa. A te che vuoi sapere ogni cosa, dirò di passata ch’ella era azzimata per bene, tutta in azzurro, coi capegli pettinati alla foggia greca, e sormontati da una luna falcata che la rassomigliava a