Pagina:Barrili - I rossi e i neri Vol.2, Milano, Treves, 1906.djvu/287

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tra le cento che vedevo lì presso tutte rivolte al mio palchetto, la quale era in quella vece rivolta alla scena. Ti confesserò candidamente che la cosa mi parve singolare, tanto più che si trattava d’un signore, il quale era in un crocchio dei più noti eleganti del nostro patriziato, e che i suoi compagni, parlando a lui senza togliere gli sguardi dal palchetto, parevano invitarlo a volgersi indietro e guardare, com’essi facevano, la tua povera amica.

"La curiosità è un nostro peccato; confessiamolo pure, poichè siamo tra noi, en petit, tout petit comité. Ora alla tua amica venne il desiderio di stare a vedere se il signorino avrebbe ceduto all’invito dei compagni. Alzai il cannocchiale in atto di guardare la scena; ma gli occhi, di soppiatto, guardavano il cavaliere restio. Si volterà o non si volterà? Ecco, si volta. No, m’ero ingannata; infastidito dalle istanze dei compagni, il signorino aveva fatto un gesto; ma quel gesto (inorridisci!) era stato di crollar le spalle, come chi volesse dire: guardate voi altri, se vi garba; io non mi muovo.

"Ecco un uomo! dissi tra me. E per tutta la sera, di tanto in tanto, i miei occhi corsero a lui. Egli era sempre fermo al suo posto. Lo vidi qualche volta di profilo, mentre si voltava a ragionare cogli amici; ma non ci fu verso che si volgesse indietro una volta. Ecco un uomo che non somiglia agli altri! Questi signori, giovani e maturi, si argomentano tutti di espugnarci coll’assiduità delle occhiate; credono di avere nelle pupille quelle lenti ustorie che Archimede inventò per incenerire le navi romane nel porto di Siracusa. Ma egli, no; egli non crede, perchè una donna è giovane, e non brutta, di doversi mettere a darle la molestia delle sue adorazioni. Meno male!

"Quella sera me ne andai da teatro un pochettino umiliata nel mio orgoglio femminile; a mio malgrado, e proprio in quella prima occasione che mi s’era offerta di veder gli uomini in tutta la loro vanagloriosa pochezza, ero costretta a stimarne uno.

"Ti vo raccontando delle sciocchezze; ma non ho proprio nulla di più rilevante. Del resto, il caso m’è sembrato così strano, che ho voluto accennartelo, anche per farti sapere che il trionfo della tua amica è stato completo. Sai quello che ci raccontavano in collegio dei trionfatori romani, che avevano sempre dietro al loro cocchio uno della plebe, il quale diceva loro ingiurie senza fine, come per rammentar loro che erano mortali, e fallibili. Per noi donne sarebbe