Pagina:Barrili - I rossi e i neri Vol.2, Milano, Treves, 1906.djvu/319

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search


Michele ebbe licenza di tornarsene ai dolci vincoli dell’Imeneo. Anche il Pietrasanta, l’Assereto, il Giuliani e il Mattei, allegro quartetto di scapoli, pigliarono il largo, dopo aver promesso ad Aloise che sarebbero andati il giorno seguente ad accompagnarlo allo scalo della ferrovia. A sua volta, la marchesa di Priamar, stretti al seno quei due, che ella poteva, innanzi al duca e ad Aloise, chiamar liberamente suoi figli, uscì da quella casa in cui aveva passato il primo giorno veramente lieto della sua vita. Il duca di Feira, da quel compito cavaliere che era, volle accompagnarla fino al suo palazzo; della qual cortesia non è a dire com’ella gli fosse grata. La povera madre sentiva il bisogno di essere sola con lui, per ringraziarlo, per aprire il suo cuore a quell’angiolo salvatore di sua figlia e di lei, a quell’autore di tutte le sue contentezze.

- Ella è felice. Povera madre! Era tempo; - andava egli dicendo tra sè, nel ricondursi a casa. - Felici tutti, per me. Ed io?... -

Il pensiero del mesto gentiluomo corse alla Montalda, presso quella tomba solitaria in cui riposava la salma della donna adorata.

- Salvar tuo figlio, Eugenia, e poi ricongiungermi a te nella morte; questa sarà la ricompensa di Cosimo. -

Intanto Aloise, rimasto solo con Lorenzo e Maria nel salotto del duca, s’era lasciato cadere sfinito su d’una scranna.

- Ah, finalmente! - esclamò egli. - Non ne potevo più.

- Voi siete triste, Aloise? - gli disse Lorenzo, avvicinandosi a lui, e posandogli una mano sulla spalla.

- Perdonate, amici, fratelli miei, perdonate! - rispose il marchese di Montalto, congiungendo la mano di Lorenzo e quella di Maria nelle sue. - Io sono felice, come si può essere, quando si è stati testimoni della gioia d’una madre che vi ama, e che nel contemplarvi, si lasciava sfuggire con nobile audacia il suo segreto dagli occhi; quando infine s’è stretta la destra ad amici schietti e operosi come coloro che ci hanno lasciato poc’anzi. No, la virtù non è un nome vano; no, tutto non è abbiettezza, codardia, bruttura nel mondo. Ma perchè non sono io lieto? Perchè in mezzo a tutta questa gioia io mi sento morire? Da due mesi, vedete, da due mesi io vivo come uno smemorato. Ho come un vuoto qui dentro, e non ardisco addentrarmi nella mia coscienza, considerare questa grande rovina di tutte le mie speranze, di tutti i miei sogni, di tutto ciò che mi faceva cara la vita.