Pagina:Barrili - I rossi e i neri Vol.2, Milano, Treves, 1906.djvu/54

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— Questa non sarebbe giustizia; — rispose egli poscia ad alta voce, — e voi non vorrete dannarmi prima che sia finita la storia. Ora la mia storia dice che Alboino.... cioè, messere Alardo d’Anglona.... anzi, no, volevo dire Laurent di Sauvaine, fosse stato colto ad un agguato tesogli dal suo nemico e chiuso per comando di questi in un carcere donde non avrebbe potuto toglierlo se non un altro e più possente barone, come il signore d’Anglona. Ma il siniscalco, già ve lo dissi, non pensava all’amico Sauvaine, e questi sarebbe rimasto anco un mese senza comparirgli dinanzi, che egli, immerso com’era nelle delizie della corte, non si sarebbe pur ricordato di lui, non avrebbe pur chiesto a sè stesso: che diamine è egli avvenuto del nostro Sauvaine? Per fortuna, Percivalle vegliava, e saputo del caso del cavaliere di Sauvaine, n’andò da messere Alardo, il quale stava appunto allora architettando un torneo, per far cosa grata alla regina....

— Rosmunda! — saltò su a gridare, non senza sbruffi, il marchese Tartaglia.

— Ah! l’avete pigliato proprio sul serio, il mio Alboino? — chiese il Pietrasanta, voltandosi all’interruttore. — Orbene, sì, Rosmunda, figlia di Cunimondo, re del Belgio, la quale poi volle un mal di morte a Percivalle Doria, per averle guastata la festa, e fu cagione che re Alboino lo cacciasse dalla sua corte.

— Ma che cosa aveva egli fatto, il vostro Percivalle? — dimandò Ginevra.

— Ecco! La corte era adunata e il siniscalco era tutto in faccende. Il trovatore lo tira in disparte e gli dice: messere, l’amico Sauvaine ha bisogno di voi, e subito subito. — O come? Ed io che non posso muovermi! Il re, la regina.... — Non c’è re, nè regine, che tengano; l’amico ha bisogno d’aiuto; ponete che sia in fin di vita; lo abbandonereste voi? — A Dio non piaccia.... — Orbene, gli è appunto il caso; partiamo, e si dimostri per voi che l’amicizia non è un nome vano. Il siniscalco, cedendo alle istanze di Percivalle Doria, andò con esso lui, e fu tratto il cavaliere di Sauvaine dall’unghie del suo mortale nemico. Ma la corte era rimasta senza il siniscalco; il torneo non fu fatto; la regina si dolse; Alboino strepitò, e il povero trovatore, che aveva turbato le gioie della corte, fu mandato con Dio, senza la croce d’un quattrino; contento tuttavia, nel profondo del cuore, di aver fatto sì che l’amico non fallisse all’amico. Amen.

— E finisce qui? — dimandò maliziosamente Ginevra, alla