Pagina:Barrili - I rossi e i neri Vol.2, Milano, Treves, 1906.djvu/59

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Aloise. Per tal modo egli avvenne che le sei non erano anche suonate, e già i due amici passeggiavano davanti al vestibolo, aspettando che il landau fosse pronto per la partenza.

Il palazzo Torre Vivaldi non aveva ancora schiusi gli occhi alla tiepida luce del mattino; la qual cosa, ridotta in istile volgare, significa che le persiane erano tutte chiuse, sulla facciata, e che i signori del luogo dormivano, o ne facevano le viste.

Nel salire in carrozza, gli occhi di Aloise si volsero furtivamente a una persiana del secondo piano, e il suo fazzoletto bianco, cavato di tasca, con atto che voleva parer naturale, andò a stropicciargli la fronte, dove non c’erano sudori da tergere, ma donde per avventura si sprigionavano saluti, giaculatorie, alla diva del luogo. Era dessa in piedi, la diva, dietro le stecche di quella persiana? Il cuore gli diceva di sì; gli veniva persuadendo che la bellissima donna, svegliata dallo scalpitar dei cavalli innanzi al vestibolo, fosse discesa dalle molli piume e, ravvolta nel suo peplo mattutino, stesse dal vano della finestra a vederlo partire. S’ingannava egli, forse; noi non diremo ne sì, nè no; lasciamolo nel suo dolce inganno, o nella sua dolcissima certezza, secondo i casi.

I rovàni del Pietrasanta fornirono rapidamente la corsa da Quinto a Genova. Colà, presso l’entrata di porta Pila, un insolito moto, un affollarsi di gente curiosa, svegliò l’attenzione di Enrico.

— Che è ciò? — domandò egli, senza por mente che Aloise non gli avrebbe potuto rispondere. — Perchè tutti quei capannelli affaccendati, che guardano verso la porta? — Passato il ponte levatoio e l’androne, la curiosità del Pietrasanta si mutò in maraviglia. Drappelli di soldati, coi fucili al piede, vigilavano l’entrata, e visitavano, frugavano, quanti dessero loro nell’occhio, dei viandanti che venivano di fuori. Un carrozzone, di quelli che son chiamati latinamente omnibus, e che onestamente non avrebbe dovuto servire a nessuno, tanto era sgangherato, sudicio e polveroso, stava per l’appunto lì fermo, e i viaggiatori malcapitati avevano a sbottarsi la giubba e rivoltare le tasche al cospetto dei vigili.

I due amici si ricambiarono le loro considerazioni, in quella che un sergente, più a modo di formalità che di precauzione, dava una sbirciata in quel cocchio, la cui fresca vernice, la fodera di seta, lo stemma dipinto sugli sportelli e il cocchiere gallonato a cassetta, non davano certamente aria, nè odore,