Pagina:Barrili - I rossi e i neri Vol.2, Milano, Treves, 1906.djvu/9

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cace. Hai giurato? Va; ma bada a’ piedi, che non incespichi. Trabocchelli ce ne saranno di molti per via, ma più ancora disinganni!

Così turbato dalla sua ragione e sconfortato dalle argomentazioni dell’amico, andava Lorenzo al suo posto di combattimento, in una viuzza del sestiere di Prè, alle otto di sera del 29 di giugno.

Qui verrebbe a taglio un po’ di storia dei casi del 29 di giugno, i quali, che noi sappiamo, non furono mai partitamente narrati. Ma oltre che ciò condurrebbe noi fuor de’ confini assegnati al genere del nostro racconto, quel tentativo, per metà venuto fuori, per metà rimasto nel limbo delle buone intenzioni, si mostra irto di grandi e diremmo quasi insuperabili difficoltà.

Agevolmente si racconta la storia degli eventi fortunati; qui i materiali abbondano, essendoci gloria per tutti, e lo storico non ha altra molestia che quella di variare in cento guise la forma delle lodi e di adagiarle in ordinati periodi. Meno agevole torna il narrare gli eventi sfortunati, laddove tutti gli attori del dramma mirano a scagionarsi di questo o di quel fatto che condusse a male il negozio, e non si sa sempre cui credere; ognuno volendo cavarsi d’impaccio col rovesciar la broda sugli altri, si riesce il più delle volte ingiusti. Difficilissimo poi, per non dire impossibile addirittura, narrar casi non interamente avvenuti, dove il fatto riescirebbe sovente a schiarimento del non fatto, e questo a sua volta di quello, e dove, mancando il sostegno delle autentiche relazioni, occorrerebbe inventare di pianta.

Non scriveremo adunque un capitolo di storia, chè tanto e tanto le nostre lettrici torcerebbero la bocca, e noi avremmo punizione, non premio, di una ingrata fatica. In quella vece, e per quel tanto che possa giovare alla chiarezza del nostro racconto, faremo di stringere molte cose in brevi parole.

Da chi venisse il disegno non è ben noto. I più, fidandosi alla consuetudine di siffatti rivolgimenti, lo ascrivono a Giuseppe Mazzini, padre dimostrato d’ogni moto rivoluzionario che dal 1833 al 1857 nascesse in Italia. Uomini che furono testimoni e parte nei casi del 29 giugno, ci asseriscono in quella vece che il disegno nacque tra le classi artigiane della nostra città, e l’illustre agitatore ne fu fatto consapevole solamente più tardi, quando non parve più tempo da indugi. Comunque ciò sia, certo si è che il Mazzini fu in Genova, e che soltanto dopo la sua prima venuta, la quale precedette di alcuni mesi il tentativo, fu posto mano