Pagina:Barzini - Una porta d'Italia col Tedesco per portiere, Caddeo, Milano, 1922.djvu/93

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nieri nell’Alto Adige. Moltissimi ve ne sono di stranieri che in genere non rappresentano un pericolo, ma che possono divenirlo. Abbiamo descritto le difficoltà che incontra l’italiano che vuole stabilirsi quassù. Per contro, dal Brennero scende un perpetuo rivoletto di gente austriaca e tedesca che non trova imbarazzi a insediarsi. Noi non abbiamo nessun interesse a questo squilibrio ai nostri danni e dobbiamo cominciare ad aprire gli occhi. Si tratta prima di tutto di povera gente cacciata dalla fame, che passa la frontiera di straforo, senza passaporto, in cerca di pane e di lavoro. Potremmo desiderare vivamente che dei disoccupati italiani possano avere questo pane e questo lavoro, ma infine l’emigrazione popolare è la meno dannosa moralmente, se non altro perchè insegna alla popolazione locale che la vita sotto l’Italia è un paradiso paragonata a quella che si vive al di là dei confini. Poi c’è la massa enorme dei forestieri che viene a villeggiare nei grandi alberghi di Merano o di Bolzano, e noi non possiamo che desiderare questo afflusso che porta ricchezza al paese. Senonchè l’etichetta di forestiero copre talvolta della merce molto avariata e non serve che ad ottenere per mezzo dell’albergatore un passaporto che ogni buon console italiano rifiuterebbe.

Già, perchè l’albergatore è una potenza. Per favorire il movimento degli ospiti le nostre autorità hanno deferito ad un comitato di albergatori — che porta il nome igienico di «Comitato di cura»