Pagina:Bellamy - L'avvenire, 1891.djvu/117

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vista ridestasse vecchie memorie e mi facesse perdere il mio equilibrio».

«Oh sì», disse ella, «credo che avete fatto bene a non andarvi; avrei dovuto pensare a ciò e non parlarvene».

«No», aggiunsi, «mi fa piacere che ne abbiate parlato; il pericolo, se pur ve ne fu, esisteva soltanto durante i due primi giorni; a voi specialmente devo di essermi abituato a questo nuovo mondo e se volete acccompagnarmi e scongiurare gli spiriti maligni, visiterò volentieri quella camera».

Editta ebbe dapprima alcuni scrupoli; ma poi, vedendo che lo desideravo proprio, acconsentì ad accompagnarmi. Dalla casa si poteva vedere, attraverso agli alberi, il terrapieno formato dallo scavo; sicchè, in due passi, giungemmo sul luogo. Ogni cosa vi era rimasta, come quando i lavori erano stati interrotti per la scoperta dell’abitante della camera; la porta soltanto era aperta e la tegola del tetto era ancora fuori di posto. Discendemmo il leggiero pendio ed entrammo nella stanza semioscura.

Tutto vi era disposto con lo stesso ordine da me veduto 113 anni addietro, prima di chiudere gli occhi. Stetti un pezzo silenzioso guardandomi intorno e la mia compagna mi osservava con un’aria inquieta e compassionevole; io le stesi la mano ed ella vi pose la sua, e le sue dita corrisposero con una tranquilla pressione alla mia stretta. Finalmente mormorò: «Non sarebbe meglio che uscissimo? Non dovete impressionarvi troppo; come ogni cosa deve parervi strana!»

«Al contrario», soggiunsi: «ciò che più mi sorprende si è di non trovar nulla di strano in tutto ciò».

«Nulla di strano?» ripetè ella.

«No, nulla», risposi. «Non provo l’agitazione che temevate per me e di cui io stesso mi credevo suscettibile prima di questa visita; comprendo tutto, ma non mi sento turbato e ciò non può stupirvi più di quanto sorprende me stesso. Da quella terribile mattina in cui mi soccorreste, ho evitato di pensare alla mia vita passata, come ho pure evitato di venire qui, per timore delle conseguenze. Io sono come un uomo che abbia tenuto immobile un membro offeso, per timore di dolore e che, provando di muoverlo, si accorge che esso è impedito».