Pagina:Bellamy - L'avvenire, 1891.djvu/14

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Essa è salita dall’afelio del barbarismo al perielio della civilizzazione, solo per precipitarsi nuovamente nelle regioni del caos.

Questa era naturalmente un’opinione spinta, ma mi ricordo d’aver udito uomini seri di mia conoscenza a ragionare nello stesso modo. Senza dubbio si credeva che la società andasse incontro ad un’epoca critica, per subire in seguito grandi cambiamenti. Le rivolte degli operai, il rimedio per esse, le loro cause, il loro corso, occupavano la stampa ed animavano le conversazioni.

L’agitazione raggiunse il punto culminante, quando un piccolo gruppo di uomini che si chiamavano anarchici, volevano costringere, con le minaccie e con la forza, il popolo americano ad accettare i loro principi, pensando che una grande nazione che aveva appena soffocata una sommossa per sostenere il suo sistema politico, dovesse accettare facilmente un nuovo sistema sociale.

Siccome io era ricco, e partecipavo all’ordine allora attuale di cose, divideva naturalmente le inquietudini della mia classe.

Il mio risentimento per la classe degli operai aumentava perchè in causa dei loro scioperi, dovevo rimandare ad altra epoca l’adempimento della mia felicità coniugale.


CAPITOLO SECONDO




Il 30 maggio 1887 cadde in lunedì. Era una festa nazionale che venne istituita nell’ultimo terzo del secolo decimonono sotto il nome di giorno della decorazione, per onorare la memoria dei guerrieri dell’armata del nord, i quali avevano preso parte alla guerra per la conservazione dell’Unione.

I superstiti in quel giorno, accompagnati dai militari e dai magistrati con la musica, andavano a deporre corone sulle tombe dei loro fratelli d’armi. La cerimonia era solenne e commovente.