Pagina:Bellamy - L'avvenire, 1891.djvu/183

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

181

intesa. Era mai possibile che questa rivista non foss’altro che un semplice spettacolo per tutta quella gente che la osservava con volto raggiante?

Non si accorgevano essi che era l’accordo perfetto dei movimenti, l’organizzazione sotto un controllo, che faceva di quegli uomini una macchina temibile la quale sarebbe stata capace di vincere una massa di popolo dieci volte maggiore di essa? E se si rendevano conto di ciò, perchè non paragonavano il modo intelligente con cui la Nazione conduceva la guerra, al modo stolido con cui essi dirigevano il lavoro? Non dovevano essi chiedersi da quanto mai il fare la guerra agli uomini era divenuta cosa più importante, che il nutrirli e vestirli, e se un esercito ben ordinato meritava di esser considerato atto a combattere, quando tutto il lavoro era lasciato alla plebe?

Cominciava ad annottare e le strade eran piene di operai che tornavano dal lavoro, la corrente mi portò in una via sporca e miserabile, quali si trovano soltanto nel distretto di South-Cove.

Avevo visto altrove la pazza dissipazione del lavoro umano, e qui avevo sott’occhio la miseria, derivante da quella dissipazione: dalle porte e dalle finestre di quelle abitazioni usciva un’aria mefitica; passando scorgevo pallidi lattanti che aspiravano quelle soffocanti esalazioni; donne dal viso smunto dal bisogno, che non avevano più di femminile che la debolezza, e fanciulle che s’affacciavano alla finestra con fare svergognato. Fanciulli selvaggi e mezzo nudi si abbaruffavano nei cortili, gridando e bestemmiando e mi facevano pensare a quelle mute di cani affamati che percorrono le vie di una città orientale.

Tutto ciò non era nuovo per me; già altre volte avevo percorso questa parte della città ed avevo osservato con disgusto quello spettacolo che mi aveva sempre fatto pensare, con una sorpresa filosofica, alla tenacità con cui gli uomini si attengono alla vita. Ma ora dopo la visione di un altro secolo, la benda era caduta e vedevo non solo le pazzie economiche del secolo; ma anche il suo orrore morale. Non consideravo più gli abitanti di questo inferno con una curiosità spietata, quasi come se essi non fossero stati creature umane; ma scorgevo in essi i miei