Pagina:Bellamy - L'avvenire, 1891.djvu/184

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fratelli, le mie sorelle, i miei genitori, i miei figli, la carne della mia carne, il sangue del mio sangue. La miseria umana che mi circondava, non offendeva più soltanto i miei sensi; ma mi feriva il cuore e non potevo rattenere i miei sospiri ed il mio pianto; non la vedevo soltanto, mi pareva di sentirla anch’io.

Guardandomi intorno, scorgevo tanti morti; ogni corpo mi pareva una tomba; su di ogni fronte era scritto chiaramente: «qui giace un’anima morta».

Mentre osservava, rabbrividendo, tutti quei morti, mi colse una strana illusione dei sensi: vedevo quei visi animarsi e prender l’aspetto che realmente avrebbero dovuto avere, se l’anima e lo spirito fossero stati vivi; leggendo in quegli occhi il rimprovero, mi resi conto chiaramente di tutta la loro miseria; provai dolore e pentimento perchè anch’io avevo permesso che le cose ne venissero a quel punto. Perciò vedevo sui miei abiti il sangue dei miei fratelli, e quel sangue gridava vendetta: ogni pietra di quel suolo fumante, ogni sasso di quelle case infette, aveva preso una voce per gridarmi mentre fuggivo: «che hai tu fatto di tuo fratello Abele?»

Non mi ricordo null’altro, se non che mi trovai sulle scale della splendida casa abitata dalla mia fidanzata, nella Common wealth avenue. Nell’agitazione di quel giorno, l’avevo quasi dimenticata, ora però i miei passi, seguendo un naturale impulso, s’erano diretti alla sua abitazione. Mi dissero che la famiglia era a tavola, ma che mi pregavano d’entrare; v’eran pure molti invitati, persone tutte a me note; la mensa era coperta d’argento e di porcellane, e le signore elegantemente vestite portavano gioielli degni di regine; tutto era di un lusso eccessivo. La compagnia era di buonissimo umore ed ognuno scherzava e rideva.

Mi parve, dopo il triste spettacolo che mi aveva fatto piangere e mi aveva reso così disperato, di vedere, come in un quadro, una lieta società di schiamazzatori. Mi sedetti e stetti muto, finchè Editta incominciò a motteggiarmi per il mio silenzio, chiedendomi che cosa avessi. Gli altri si unirono a lei, sicchè fui preso di mira da mille scherzi e motti pungenti. Dove ero stato e che cosa mai poteva avermi reso sì triste?