Pagina:Bellamy - L'avvenire, 1891.djvu/185

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«Sono stato sul Golgota,» risposi finalmente. «Ho veduto l’umanità appesa alla croce.

Non sapete voi su quali miserie e su quali dolori risplenda il sole poichè siete capaci di pensare e parlare di altro? Non sapete che davanti alle vostre porte vi è un gran numero di uomini e donne, carne della vostra carne, che menano una vita di lotte continue, dalla culla alla tomba? Ascoltate! essi son tanto vicini che, se cessate di ridere, potrete udire le loro voci lamentevoli, il pianto doloroso dei loro bimbi che succhiano la miseria col latte materno, le rauche imprecazioni degli uomini spietati, che la povertà ha quasi resi simili a bestie, le treccherie di un’esercito di donne costrette a vendersi per aver pane. Con che cosa avete turate le vostre orecchie, che non sentite quelle grida lamentevoli? Io almeno non sento altro».

Tutti tacquero; la compassione da me provata aveva dato passione alle mie parole, ma quando osservai i presenti, vidi che i loro visi, anzichè esser commossi, avevano una espressione di fredda e dura sorpresa, mista, sul volto di Editta, ad un certo dispiacere e su quello di suo padre, mista a collera. Le signore si scambiavano sguardi sdegnati, ed un signore, preso l’occhialetto, si mise ad osservarmi con una specie di curiosità scientifica. Quando vidi che ciò che a me pareva tanto insopportabile, non li commuoveva affatto e che le mie parole, sgorgate dal cuore, avevano destato il loro sdegno contro di me, fui dapprima stupefatto; ma poi mi colse il disgusto e lo sconforto.

Come sperare di sollevare tanta miseria, se uomini ragionevoli e teneri donne, non ne provavano compassione! Allora pensai che forse non avevo parlato convenientemente; avevo certamente mal patrocinata la mia causa; essi eran stizziti forse perchè credevano che io avessi voluto biasimarli e farli responsabili di ciò che avveniva, mentre Dio sà se pensavo ad altro che alla crudeltà del fatto.

Dominai la mia passione e cercai di parlare logicamente e tranquillamente, per cancellare quella brutta impressione. Dissi loro che non avevo inteso incolparli della miseria regnante; era vero però che il loro superfluo avrebbe potuto calmare molte sofferenze.