Pagina:Bellamy - L'avvenire, 1891.djvu/21

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prova che voi siete un uomo colto, ciò che non era facile ai dì vostri come lo è ora. Indubbiamente avrete osservato che, a questo mondo, non si può mai dire che una cosa sia più strana d’un’altra, poichè ogni effetto sta in relazione diretta con la sua causa. Ammetto che quanto sto per dirvi vi sorprenda: ma spero che non perderete per ciò la vostra tranquillità d’animo. Voi non dovete aver più di trent’anni e non avete nemmeno l’aria d’aver dormito tanto; eppure, oggi è il 10 Settembre dell’anno 2000, sicchè voi avete dormito 113 anni, 3 mesi e 11 giorni».

Sentendomi alquanto sbalordito, seguì il consiglio del mio dottore, bevvi una tazza di una specie di brodo, e quindi mi addormentai profondamente.

Quando mi svegliai, la camera, che prima era illuminata artificialmente, era inondata dalla luce del sole. Il mio ospite misterioso era seduto vicino a me, e siccome egli non mi guardava quando apersi gli occhi, potei osservarlo e pensare alla mia straordinaria situazione prima che egli si accorgesse che ero desto. Il mio capogiro era cessato e la mia mente era interamente lucida. La storia del mio sonno di 113 anni che avevo ascoltata senza discutere in causa della mia confusione, mi parve ora una mistificazione della quale volevo chiedere spiegazione.

Qualche cosa di straordinario doveva certamente essere accaduto poichè mi svegliavo in una casa straniera, ma per quanto la mia fantasia lavorasse, non potevo che congetturare. Era mai possibile che io fossi vittima di una congiura? Le apparenze c’erano; epperò se mai viso umano espresse la franchezza, l’uomo che mi stava vicino, colla sua fronte intelligente, mi parve incapace di poter partecipare ad un delitto qualsiasi. Mi chiesi quindi se non si trattasse di uno scherzo dei miei amici allo scopo di provarmi il pericolo della mia camera sotterranea e dei miei tentativi mesmerici. Questa supposizione era inammissibile; Saverio non mi avrebbe tradito per nulla al mondo e non avevo nessun amico capace di farmi un tiro simile, eppure la supposizione che si trattasse di uno scherzo era la sola accettabile. Aspettavo, da un momento all’altro, di veder, dietro ad una cortina o dietro ad una seggiola, un viso amico che mi guardasse sghignazzando.