Pagina:Bellamy - L'avvenire, 1891.djvu/23

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per esperimenti chimici. Giovedì scorso, finalmente, si incominciarono gli scavi, la stessa sera essi erano terminati ed al venerdì dovevano venire i muratori. Il giovedì sera avemmo un acquazzone tremendo ed al venerdì mattina trovai i miei scavi convertiti in uno stagno e le pareti tutte allagate.

Mia figlia che era venuta con me per vedere i danni, mi fece osservare un angolo di muro messo a nudo dalla caduta delle pareti. Tolsi la terra, e siccome vidi che doveva esser una parte di una gran massa, risolvetti di esaminarla più minutamente. Feci venire degli operai che scopersero un lungo edifizio, a circa otto piedi sotterra, che sembrava aver appartenuto ad una vecchia casa. Uno strato di cenere e di legno carbonizzato ci provarono che la casa doveva esser stata distrutta dal fuoco. Il sotterraneo era intatto, il cemento pareva messo allora, allora. La casa aveva una porta che non riuscimmo ad atterrare; allora togliemmo una delle lastre di pietra che ne formavano il tetto ed entrammo. L’aria era rarefatta; ma pura ed asciutta e non fredda. Alla luce della mia lanterna, potei vedere che il locale era una camera da letto ammobigliata secondo la moda del secolo XIX. Sul letto giaceva un giovanotto. Non dubitammo neppure un istante che egli fosse morto da più di un secolo; ma io ed un altro mio collega che avevo condotto meco, fummo colpiti dal perfetto stato di conservazione di quel corpo. Non volevamo credere che si fosse mai raggiunta una tal perfezione nell’imbalsamazione, eppure il corpo che ci stava dinanzi pareva provare che i nostri antenati avessero posseduto un’arte simile.

I miei colleghi, la cui curiosità era stata punta al più alto grado, volevano fare subito alcuni esperimenti: ma io li trattenni dal farlo. Il motivo che mi spinse a ciò fu questo: mi rammentai che, all’epoca vostra, s’era coltivato assai il magnetismo animale. Non mi parve inammissibile che voi foste immerso in un sonno magnetico e che il segreto della conservazione del vostro corpo fosse da ricercarsi nella vita anzichè nell’imbalsamazione. Questo pensiero però mi parve tanto chimerico, che non ardii esternarlo ai miei colleghi e addussi altre ragioni per ottenere che si rimandassero gli esperimenti. Non appena i miei colleghi si