Pagina:Bellamy - L'avvenire, 1891.djvu/29

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Editta prese poca parte alla conversazione; ma, ogni volta che i miei sguardi, attratti dal magnetismo della sua bellezza, si posavano sul suo volto, scorgevo i suoi occhi fissi su di me.

Si vedeva chiaramente che io la interessavo al massimo grado, e ciò era naturale trattandosi di una fanciulla che aveva intelligenza. Sebbene supponessi che la curiosità fosse la causa principale di questo interesse, pure ciò mi fece molta impressione; e me ne avrebbe fatto anche se la fanciulla fosse stata meno bella.

Il dottore Leete e le signore mostrarono di interessarsi molto alle circostanze che avevano accompagnato il fatto dell’essermi trovato in quel locale sotterraneo. Ognuno fece mille supposizioni; non comprendevano come potesse essere accaduto che mi avessero dimenticato e finimmo coll’accettare una teoria che ci parve la più verosimile. Lo strato di cenere che si era trovato sopra la mia camera, faceva supporre che la casa fosse stata incendiata. Ammettiamo che l’incendio fosse scoppiato in quella notte stessa in cui mi addormentai, e supponendo inoltre che Saverio fosse perito quella notte stessa, tutto il resto pareva assai naturale. Nessuno, all’infuori di lui e del dottore Pillsbury, conosceva l’esistenza della mia camera ed il dottore che era partito quella notte stessa per la Nuova Orleans, non seppe forse mai nulla dell’incendio. I miei amici e la gente credettero forse che io fossi perito in mezzo alle fiamme. Soltanto uno scavo profondo delle rovine avrebbe potuto far scoprire la mia camera, e ciò sarebbe accaduto qualora si fosse rifabbricato subito sul luogo dell’incendio; ma i tempi di agitazione ed il posto poco adatto lo impedirono. La grossezza degli alberi che si trovavano in quel punto, facevano credere al dottor Leete che ivi fossero da un mezzo secolo.