Pagina:Bellamy - L'avvenire, 1891.djvu/46

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«Se lo permettete, verrò» diss’io.

«Oh sì! sì! ve ne prego» rispose «farò di tutto per aiutarvi».

«Vi prego soltanto di compatirmi» aggiunsi.

«Restiamo dunque intesi. Voi verrete da noi e non andrete più solitario per le vie di Boston, e se verrete», continuò con un accento di vezzosa baldanza «promettetemi di non esser più triste, poichè so che il mondo paragonato a ciò che era ai vostri tempi, è un paradiso, e sono certa che fra poco tempo proverete un profondo sentimento di riconoscenza verso Dio che vi ha tolta allora la vostra vita, per ridonarvela poi in questi tempi felici».


CAPITOLO NONO




Il dottor Leete e sua moglie furono sorpresi nell’udire della mia uscita e furono soddisfatti di non vedermi maggiormente eccitato.

«La vostra passeggiata fu certamente interessante» disse la signora Leete, sedendo a tavola per la colazione. «Avrete visto molte novità?»

«Ho visto poche cose che non siano nuove. Ciò che mi sorprese assai però fu di non scorgere nè botteghe nè uffici. Dove sono i negozianti e i banchieri? Li avete forse impiccati?»

«Questo no» esclamò il dottor Leete. «Li abbiamo aboliti, la loro attività è divenuta inutile nel nuovo mondo».

«E chi vende adesso ciò che si vuol comprare?» domandai.

«Ora non si compera nè si vende. La divisione della merce si fa diversamente. In quanto ai banchieri non ne abbiamo bisogno, perchè oggi non abbiamo più il danaro».

«Signorina Leete» dissi, rivolgendomi ad Editta, «vostro padre ha voglia di scherzare».