Pagina:Bellamy - L'avvenire, 1891.djvu/47

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«Mio padre non scherza» mi rispose con un dolce sorriso.

La conversazione si aggirò sulle mode delle signore al secolo decimonono, credo per desiderio della signora Leete, e dopo, la colazione, il dottore continuò il discorso cominciato prima.

«Siete sorpreso, perchè dico che non occorre nè danaro, nè commercio, ma, riflettendo, vedrete che al tempo vostro entrambi esistevano perchè la produzione era in mani private, mentre ora sarebbero superflui».

«In questo momento io non riesco a capire la vostra asserzione» dissi.

«Essa è molto semplice,» replicò il dottor Leete. «Fintanto che persone indipendenti, fra le quali non esisteva nessuna relazione, producevano le varie cose necessarie alla vita ed al benessere, occorreva ad ogni individuo un’infinità d’inganni per giungere a procurarsi ciò che gli era necessario. Quegli inganni costituivano il commercio e il danaro era il fine.

Quando però la nazione divenne unico produttore, gl’individui non ebbero più bisogno di adoperare inganni per ottenere ciò che loro bisognava. Tutto si prendeva alla stessa sorgente e non si ricorreva altrove.

Un sistema di divisione diretta, nei depositi nazionali, prese il posto del commercio e quindi il danaro divenne inutile».

«E come fu trattata questa divisione?» chiesi allora.

«Con un mezzo più che mai semplice,» rispose il dottor Leete. «Al principio di ogni anno si iscrive, nei libri pubblici, all’avere di ogni cittadino, un tanto che corrisponde alla sua parte dell’introito annuo della nazione, e gli si consegna un biglietto di credito mediante il quale egli riceve, quando lo desidera, tutto ciò che gli occorre e che trova nei depositi pubblici annessi ad ogni comune. Vedete che questa istituzione rende inutile ogni relazione fra individuo e consumatore. Volete vedere come siano questi biglietti di credito? Ecco; come vedete,» proseguì, mentre osservavo curiosamente la carta che egli mi aveva porta, «questo biglietto rappresenta una certa somma di dollari. Abbiamo conservata la vecchia parola (dollaro); ma non l’oggetto. L’espressione, come la usiamo,